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Amarcord dei personaggi folkloristici di Arezzo
Per gentile concessione di www.arezzonotizie.com
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LA MAGA BONICIOLI |
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ADUA
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A ldo era il suo vero nome, Mele d'oro il soprannome più usato nei suoi confronti; è stato il più simpatico gay che Arezzo abbia mai avuto.
Scendeva dai poggi sopra Palazzo del Pero col suo ombrello verde e una borsa piena di frutti del suo orto. Per le strade della città non c'era giorno che non s'ingarellasse a parole con qualcuno.
Le sue battute, pronte e argute, lo facevano un personaggio famoso e a suo modo, importante per le vie del centro. Conosceva tutti e a tutti si rivolgeva senza timore di riverenze alcune.
Possedeva uno scantinato in Via Dei Cenci che avrà affittato e sfittato centinaia di volte a noi giovanotti per uso club o scannatoio.
Io spero, Aldo dovunque tu sia adesso, che finalmente tu abbia trovato quello che cercavi errando ogni giorno per le strade d'Arezzo e che dove sei tu sia riuscito a far finalmente pascolare le tue "mandrie scatenate".
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BIAGIO |
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Tognon Biagio aretino di adozione in quanto le sue origini sono venete dopo trisit giorni passati al padiglione (neuro) trasferito al padiglioncino portava il cibo con il carrello agli altri degenti chi lo ha conosciuto lo descrive come una persona squisita ed eccezionale, frequentatore assiduo del “Barrino” in Colcitrone, famoso tra gli amici per la imitazione del coccodrillo data la sua enorme bocca lo sivedeva spesso in compagnia dell’Assunta ne con la quale ha avuto un felice rapporto. E’ rimasta famosa la sua frase ad una cena dei festeggiamenti del quartiere di porta Crucifera rivolgendosi all’allora sindaco Aldo Ducci e toccandogli la gobba “gobbo te gobbo io (avendola anch’esso) evviva.
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LA SPUTACI |
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Negli anni sessanta, durante le quotidiane escursioni di noi "brinzelloni" per il Corso, uno strano personaggio accompagnava i nostri interminabili pomeriggi.
La Sputaci, al secolo Angiolina Cipollini, era ad apettarci seduta sotto i Portici oppure all'incrocio con via Garibaldi.
L'Angiolina, coi suoi capelli tinti con la cera da scarpe, la sua sottanona vecchia quanto lei e il suo immancabile bastone, era lì sempre, col sole e con la pioggia a raccattare mozziconi di sigaretta e ad elemosinare qualche spicciolo.
Per noi ragazzi era una fonte di sollazzo prenderla in giro per osservare poi le sue colorite reazioni che non di rado si concludevano a colpi di bastone.
Nessuno sapeva la sua età, nessuno sapeva da dove venisse ma, se qualche volta non la vedevamo, calava in noi un leggero velo di tristezza.
Ci mancavano le battutaccie che proferiva, non risparmiando soprattutto le consorti dei signori bene, ci mancava in fondo la colorita reazione alle nostre "cattiverie" nei suoi confronti.
Angiolina è stata per Arezzo forse più famosa del Sindaco ed era entrata a far parte della vita cittadina.
Ancor'oggi alcune sue battute sono nell'uso comune e il suo ricordo evoca tempi in cui eravamo felici per nulla e ci sentivamo tutti amici in una città che adesso non ci riconosce.
Se ne andò una mattina del 1970, senza clamore così come era venuta, lasciando un vuoto in tutti noi, poveri, ricchi, bravi ragazzi, fannulloni e perdigiorno.
Grazie Angiolina, ci hai insegnato pur con le tue sofferenze, un po' di vita vera, hai lasciato un ricordo che ci accompagnerà sempre perché fa parte del periodo più bello della nostra vita, grazie Angiolina per esserci stata.
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IL MIGHELA |
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 Si vantava di aver bevuto nella sua vita, conti alla mano, quasi cinque autocisterne di vino.
Non si può dire che fosse stato facile incontrare il "Mighela" sobrio per le vie d'Arezzo il tardo pomeriggio, la notte e pure la mattina. Era il più assiduo frequentatore delle "mescite del vino" luoghi al tempo molto frequentati.
La camminata malferma, il naso da pugile che si toccava in continuazione nell'espressione di "in guardia", la sua rabbia contro i "grattigiani", ne facevano un personaggio preso di mira da tutti noi.
Finiva sempre a moccoli e ad innocui tentativi di aggressione con l'immancabile offerta degli spiccioli per un altro bicchiere.
Di lui famosa è rimasta la frase con la quale lo salutavamo: "Mighela, chiudi la bocca sennò prendi l'aceto!".
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L'ASSUNTA |
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Compagna fedele ed inseparabile di Tognon Biagio, assidua frequentatrice delle cene dei quartieri specie quelle della vittoria.
Con un piccolo compenso viene spinta da chi glielo offre a baciare sulle labbra all'improvviso il malcapitato di turno.
Non è difficile trovarla "Dalla Graziella" in Colcitrone dove di tanto in tanto si reca per il pranzo
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BEPPINO |
Solo pochi intimi potevano permettersi di chiamarlo "Draculino" è uno dei personaggi più amati della Casa di Riposo.
La sua caratteristica da sempre era far paura ai ragazzi ridendo sgangheratamente mostrando i suoi dentini aguzzi. |
IL SURDINO |
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Nonostante fosse sordo ed analfabeta preferiva restare solo, non voleva essere ivitato e tantomeno si dedicava all'accattonaggio. Si è sempre arrangiato onestamente, viveva in un fondo in Colcitrone, da qui e poi successivamente da un fondo in campagna fu mandato via, fece una capanna sopra un carretto, con uno scatolone.
Essendo sordo la sua parlata era una cantilena; gesticolava molto e per questo divenne divertimento per i buontemponi; sempre dialogondo con lui con benevolo rispetto.
Il suo lavoro consisteva nel cercare stracci e ferro vecchio, inoltre a sera andava a prendere ranocchie che poi vendeva la mattina assieme al pesce in giro per Arezzo.
Si racconta che andava a pesca con Stacchio e nel contare e dividere la rane, Stacchio diceva: "una a me una a te e una a Stacchio" inoltre Stacchio sceglieva le più grosse; quando il Surdino gli disse: "Stacchio… o che è paura che me mordano quelle grosse?"
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Fotografie di Pietro Simoncini
Testi di Umberto Zucchi
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