Quartiere di Porta Crucifera
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La Giostra del Saracino

manifestoLa Giostra del Saracino ("giostra ad burattum") è un antico giuoco cavalleresco che, come esercizio di addestramento militare, affonda le sue radici nel medio evo e richiama la secolare lotta sostenuta dalla cristianità occidentale per contenere l’avanzata musulmana. Disputato sovente ad Arezzo fra il Cinquecento e la fine del Seicento (quando si organizzarono memorabili giostre barocche), il torneo svolge per tutta l’età moderna importanti funzioni sociali in seno alla comunità urbana. Si giostra infatti sia in occasione della visita di grandi personalità (regnanti, principi), sia per solennizzare particolari ricorrenze civili (carnevale, matrimoni nobiliari).

 

 

 

 

 

 

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Di torneamenti e giostre visti in terra di Arezzo parla espressamente Dante Alighieri, all'inizio del XXII canto dell'Inferno, in alcune celebri terzine:

Io vidi già cavalier muover campo,
e cominciar stormo a far lor mostra,
e tal volta partir per loro scampo;
corridor vidi per la terra vostra,
o Aretini, e vidi gir gualdane,
fedir torneamenti e correr giostra;
quando con trombe, e quando con campane,
con tamburi e con cenni di castella,
e con cose nostrali e con istrane;

Dante Alighieri, La Divina Commedia - Inferno, Canto XXII (1-9)

Di giuochi con le lance (hastiludia), svoltisi nella città di Arezzo per festeggiare il felice esito di una missione diplomatica in terra di Francia, si parla invece in due lettere indirizzate alla curia avignonese nel novembre 1331 dai Tarlati, signori di Arezzo.

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Nel Rinascimento questi spettacoli diventano una grande attrazione; abbiamo notizie certe di "giostre ad burattum" per tutto il 1500, durante la venuta di famosi personaggi in città o per importanti ricorrenze, come la manifestazione del 1535 dedicata a San Donato.

Anche nel Seicento sono molto diffuse le giostre e da quella del 1677 in onore a San Niccolò abbiamo il primo regolamento scritto con tanto di tabellone a punti. Della giostra del 1684 invece ci fa un ampio e dettagliato resoconto Federigo Nomi, anghiarese, al quale è stata dedicata l’edizione del Settembre 2005, alla ricorrenza dei 300 anni dalla sua morte.

Un altro famoso torneo fu quello per le celebrazioni petrarchesche del 1904, che si svolse sul tondo del prato e dove a esibirsi giunsero i Dragoni di casa Savoia.

testa di buratto risalente al 1500

La giostra - che dall’inizio del Seicento è una peculiarità aretina - decade nel corso del XVIII secolo fino a scomparire del tutto, almeno nella sua versione più aulica. Dopo una vivace ripresa popolaresca fra Sette ed Ottocento, una nuova scomparsa dopo il 1810 ed una fugace apparizione nel 1904 sulla scia della rivalutazione del medio evo operata dal movimento romantico, la giostra viene stabilmente ripristinata nel 1931, in forma di rievocazione storica ambientata nel XIV secolo (al tempo della signoria tarlatesca su Arezzo), assumendo rapidamente anche un autentico carattere agonistico. Da allora si sono disputate centosei edizioni con una sospensione tra il 1940 e il 1948 a causa degli eventi bellici.

Quattro le edizioni straordinarie: per la visita del segretario del Partito nazionale fascista Achille Starace (1939), in occasione delle Olimpiadi di Roma (1960), per la visita del Presidente della Repubblica Sandro Pertini (1984), in occasione dell’ultimo Giubileo (2000).

Quella che vediamo oggi è la rievocazione storica ripresa dal 1931 quando, il 7 agosto, si tornò a giostrare in Piazza Grande con una edizione del tutto sperimentale.
Si affrontarono cinque “quintieri”: Porta Crocifera (colore bianco e verde), Porta Fori (colore cremisi e oro), Porta Santo Spirito (colore azzurro e oro), Saione (colore bianco, rosso e verde) e Porta Burgi (colore verde, rosso e oro) che ottenne la vittoria sui favoriti Porta Crocifera e Porta Santo Spirito. La lizza fu tracciata in Via Seteria ed il pubblico occupava gran parte della Piazza.
Il Buratto era vicino al pozzo ed il tabellone somigliava ad un cruciverba. I giostratori effettuarono due tiri a testa e ancora non c’era la lancia d’oro come premio al vincitore. Nei mesi successivi furono modificati l’assetto della Piazza, furono ritoccati molti punti del regolamento, ma soprattutto fu realizzata la divisione in quattro quartieri. Un divisione che, storicamente, era analoga a quella in vigore ad Arezzo dal 1200 in poi.
festeSaione entrò a far parte di Porta Santo Spirito.

Nacque Porta Sant’Andrea incuneandosi in una parte della città lasciata libera dall’arretramento di altri quartieri. E fu soppressa Porta Burgi che comprendeva l’allora centro cittadino. Sulla maggior parte del suo territorio si estese Porta Crucifera. I colori di Porta Burgi (verde, rosso e oro) divennero i colori di Porta Crucifera che aveva ceduto i propri al nuovo Porta Sant’Andrea. Ed anche l’insegna di Porta Burgi passò a Porta Crucifera con la creazione di uno stemma doppio con il monte araldico da una parte e la torre della Pieve dall’altra.

Non fu un’operazione semplice. Porta Burgi tentò di opporsi e non mancarono aspre polemiche. Ma alla fine il quartiere del centro fu costretto ad accettare la situazione. Ed il rettore Michele Bertelli entrò nel Consiglio di Porta Crucifera.

A lungo si è discusso sulla paternità della vittoria della Giostra del 1931. Doveva essere considerata di Porta Crucifera o del soppresso Porta Burgi? Nel 1995 la Magistratura della Giostra dichiarò ufficialmente che tale successo era da attribuire a Porta Burgi e che nessun quartiere era legittimato a fregiarsi di quella lancia d’oro. Nel sentimento popolare di Colcitrone, comunque, è tuttora forte e radicato l’attaccamento a quella lancia d’oro della prima Giostra del 1931.

Negli anni ’30 prevale un certo equilibrio tra i quattro quartieri.
Equilibrio che si spezza negli anni ’40 e ’50 quando Porta Crucifera prende il largo con 9 vittorie.
Il periodo degli anni ’60 è favorevole a Porta Santo Spirito che ingaggia un appassionante duello con Porta Crucifera per la conquista del primo posto nella graduatoria delle lance vinte.

Ma dal 1970, e, soprattutto, dagli anni ’80, si fanno largo anche Porta del Foro e soprattutto Porta Sant’Andrea che rimonta vistosamente fino addirittura a scavalcare Porta Santo Spirito in netto calo di affermazioni. Oggi il nostro è nettamente il quartiere più vittorioso!!!

Le regole del torneo (vedi REGOLAMENTO e PUNTEGGI) contenute in un “regolamento tecnico” che ripropone, quasi inalterati, i Capitoli per la Giostra di Buratto risalenti al 1677, sono di facile comprensione, ma al tempo stesso tali da garantire una prolungata suspence. L’esito dello scontro fra i cavalieri cristiani e l’infedele resta incerto fino all’ultimo momento a causa di frequenti colpi di scena, che vanno dalla squalifica del giostratore (in caso di uscita dalla lizza) al raddoppio del punteggio (in caso di rottura della lancia nel violento impatto con il Saracino).

Negli ultimi anni per volontà del Consiglio Comunale di Arezzo si è proceduto ad una generale revisione dei regolamenti (statuti) che disciplinano lo svolgimento della manifestazione, le competenze dei suoi protagonisti (Istituzione Giostra, Magistratura, Maestro di campo, Giuria, Quartieri, Gruppo Musici) e la vita associativa delle quattro “porte” cittadine. Preliminarmente era stata compiuta un’approfondita ricerca volta ad individuare gli anacronismi storici presenti nella rievocazione.

A partire dal 1992 la Giostra si svolge con costumi disegnati dalla sezione “Moda e costume teatrale” dell’Istituto statale d’arte di Arezzo e realizzati dalla sartoria specializzata Costumi d’arte di Roma; sostituiscono quelli firmati nel 1956 da Novarese. L’operazione, costata oltre un miliardo, è stata voluta e finanziata dal Comune di Arezzo che ha potuto contare sul generoso contributo della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e su una sottoscrizione popolare che ha visto a lungo mobilitati i Quartieri e gli altri enti presenti nella commissione consultiva. Gli indumenti indossati dai figuranti si rifanno ai celebri dipinti di Piero della Francesca ... la leggenda della vera croce