Quartiere di Porta Crucifera
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Rassegna Stampa 21 marzo 2017 - L’inchino della piazza a Re Alessandro

Vannozzi è un nome che in Giostra ha un significato preciso. Identifica una intera famiglia che, una generazione dopo l’altra, ha sfidato il Re delle Indie e i Quartieri avversari. Anche se non tutti i Vannozzi hanno corso solo per Porta Crucifera, ma Vannozzi è un nome ch’è simbolo di Colcitrone.
Una famiglia che ha vinto, tanto, a lungo. Una famiglia che, nonostante la notizia dell’addio di Alessandro alle carriere arrivata ieri sera dopo alcuni giorni di attesa, non ha ancora in realtà finito di correre verso le Logge lancia in resta. Perché che quest’anno probabilmente sarebbe stato il primo dopo “Alessandro Magno” era notizia nell’aria, ma fra le giovani leve rossoverdi c’è già il figlio, che si allena e sogna, sicuramente, di ripercorrere le gesta di tutti i suoi avi.

Perché il nome Vannozzi non è solo abbinato a Porta Crucifera, ma anche alla vittoria. Come detto, anche se non tutte le Giostre sono state corse per Colcitrone, anche se non tutte le Lance vinte dalla famiglia sono finite a Palazzo Alberti.

logo arezzoora 350Oggi è il giorno del saluto del Re, e quando un re abdica ha diritto al saluto di tutti. E Alessandro Vannozzi è stato davvero uno dei re di Piazza Grande. Uno di quelli che sempre e comunque sono stati in grado di fare la differenza. Uno di quelli che hanno scritto la storia della Giostra del Saracino, uno di quelli che tutti hanno ammirato.

La cosa più incredibile sono i saluti commossi degli avversari di sempre. Perché era ovvio che questo avvenisse da parte dei Quartieristi rossoverdi, un po’ meno, un po’ più raro, che sia chi l’ha sempre combattuto a salutare e ringraziare Alessandro. Ma non sono state solo la sua classe e la sua incredibile forza, a renderlo un avversario che tutti hanno ammirato. A portarlo così in alto nell’affetto anche degli avversari, è stato sicuramente il suo temperamento, il suo modo di essere e di fare. Sempre calmo, sempre pacato, mai fuori dalle righe.

Capace anche di perdere quasi il controllo del cavallo scendendo al pozzo, per poi rimontare in sella e correre la sua carriera come se niente fosse successo. Certo, non è stato l’unico, perché ci sono stati episodi anche più clamorosi. Ma in Alessandro quella calma era la routine, almeno quella che tutti hanno visto e conosciuto in 23 anni di Giostra. Conditi da 11 vittorie.
Quarto al pari di Franco Ricci nella graduatoria dei vincenti di sempre, preceduto solo da personaggi del calibro di Tripolino, Donato Gallorini, Martino Gianni e... un altro Vannozzi, il nonno Arturo. Eugenio invece s’è fermato “solo” a 9... Vannozzi quindi significa 33 Lance d’Oro, scusate se è poco.

Il saluto che la città sta tributando al re che abdica è straordinario. Sicuramente anche grazie ai social, che permettono a chiunque di poter esprimere quel che ha dentro, ed è per questo che per la prima volta si assiste a quello che sta succedendo in queste ore.

Il saluto arriva da tutti, avversari compresi. E non solo chi ha diviso un impegno, come i giostratori degli altri Quartieri, ma anche da chi gli altri colori li porta solo addosso. Perché Alessandro s’è guadagnato il rispetto di tutti anche col suo carattere, ma soprattutto a suon di vittorie. Perché ogni volta che ha girato il cavallo al pozzo, per i rossoverdi era speranza, forte. Per gli avversari paura, sportiva ovviamente. Perché Alessandro è sempre stato in grado di fare la differenza, e se ha vinto “solo” 11 Giostre, è perché il livello tecnico di tutti si è alzato. Grazie al cambiamento della preparazione di cavalli e giostratori, ma sicuramente anche per “colpa” della sua bravura.
Come di quella di altri.
Perché ormai la Giostra vede scendere al pozzo solo fantini che non sono solo ottimi cavalieri, ma anche fortissimi giostratori.
Ma è Alessandro che oggi lascia. E anche se ancora in attività ci sono ragazzi che con lui hanno “combattuto”, vincendo e perdendo, perché sono bravi quanto lui, oggi è ad Alessandro che tutta Piazza Grande si inchina.

Giulio Cirinei