Quartiere di Porta Crucifera
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Sede: Palazzo Alberti

albertiIl palazzetto Alberti, sede del Quartiere di Porta Crucifera, sebbene molto restaurato, è un magnifico esempio della edilizia aretina del Trecento.

La famiglia Alberti, quantunque di origine fiorentina, entrò a far parte della nobiltà aretina per i grandi possedimenti terrieri che aveva nel contado di Arezzo. Gli Alberti, si unirono in consorteria con altre importanti famiglie guelfe della città e del contado.

E’ più verosimile che, nel XIV secolo, fosse stato dei Grinti, in quanto le due famiglie avevano da “Catenaria” la loro comune origine come comune era anche l’araldica, due catene collegate da un anello centrale, che ricorda l’Alpe di Catenaia, centro del loro dominio. Un bello stemma degli Alberti si vede ancora in via Pescioni in un edificio contiguo alla sede del Quartiere.

L’attuale edificio testimonia la sua origine di palazzetto nobiliare soprattutto se confrontato con gli edifici limitrofi. Si tratta in realtà di un sapiente rimaneggiamento dell’edificio che lo ha isolato in senso monumentale del tessuto urbanistico attiguo testimonianza del degrado urbano che la città ha subito nei secoli.

La facciata e la struttura dell’edificio è in muratura realizzata in bei conci di pietra forte stuccati a vista.

Oggi il palazzetto si articola su tre piani. Il piano terra, attualmente adibito a circolo e in passato a scuderia del Quartiere, si articola in un grande locale principale voltato a crociera e da alcuni locali minori ricavati nella parte posteriore. Importante un locale di forma circolare, scoperto durante i lavori di restauro, che va considerato un antico deposito di beni primari a servizio del palazzo.

Il primo piano che ospita le sale del Quartiere si mette in evidenza per la particolare struttura di prestigio che contraddistingue gli ambienti.  Si tratta in questo caso del frutto del restauro dell’edificio che ha privilegiato piuttosto l’architettura rinascimentale sia nelle regole tipologiche dei volumi che nell’attenta composizione delle decorazioni in pietra. Ne risultano ambienti di particolare imponenza e di austera semplicità.
Le sale di questo piano trovano ampio respiro nell’altezza dei medesimi e sono arricchite da un semplice ed elegante soffitto ligneo cassettonato che accentua lo sviluppo orizzontale delle sale, dando imponenza ai locali.
L’ingresso a questi ambienti è costituito da una piccola e poco visibile porta ad arco tondo, posta sul lato sinistro dell’edificio e preceduta da una piccola scalinata.

Il secondo piano ricalca planimetricamente il precedente, sebbene le sale siano più basse e meno imponenti. Si accede a questo secondo piano da un ingresso separato e questo ha fatto pensare che i locali fossero destinati ad attività non connesse direttamente al piano nobile. In questo piano sono assenti gli elementi architettonici di abbellimento.

Resta comunque aperto il problema della profonda alterazione della originaria struttura architettonica dell’edificio. Se da un parte si è tentato di ricostruire in maniera precisa l’aspetto originario dell’edificio la documentazione fotografica in nostro possesso, anteriore al restauro, testimonia della radicale trasformazione della facciata dell’edificio.
Notiamo che le finestre stondate richiamano moduli di derivazione fiorentina. Il palazzetto ha comunque una architettura equilibrata e che lo visita può assaporare la continuità estetica e compositiva che si riscontra in tutto l’edificio.

Palazzo Alberti subì gravi danni durante i bombardamenti del dicembre 1943; nel 1956 fu concesso al Quartiere dal Comune (proprietario) il piano terra; nel 1957 il Prefetto ne apriva anche la sala delle vittorie al piano nobile; nel 1971 i costumi trovarono (e dovrebbero ritornare) il loro giusto ambiente nell’ultimo piano; nel 1981 il Sindaco festeggia con noi la concessione del resto del piano nobile e il restauro della stalla; in luogo di questa, nel 1984, fu creato il circolo “rosso-verde”, successivamente denominato “Colcitrone”.

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