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Arezzo

la storia millenaria

foto di copertina di Lorenzo Sestini

la storia

Arezzo preistorica ed Etrusca

La terra di Arezzo è stata abitata fin dalle epoche più remote. 
Il più antico reperto umano (il primo esemplare di tale specie ad essere ritrovato nella penisola italica) è il cosiddetto “cranio dell’uomo di Olmo”. 

Rinvenuto nel 1863 nei pressi della frazione di Olmo era appartenuto ad un Homo Sapiens vissuto circa 50.000 anni fa, contemporaneamente a popolazioni di uomini di Neanderthal.
Ben più lontani sono i più antichi reperti archeologici: oggetti rozzamente lavorati nella pietra vecchi di oltre 150.000 anni. 

La città vera e propria nacque in epoca Etrusca, ma sicuramente un centro abitato sulla collina di Arezzo esisteva già più di tremila anni fa: un villaggio di capanne con molte probabilità nell’area di Piazza Sant’Agostino, vicino al torrente Castro.

Arezzo è Etrusca nel VII secolo a. C. e in breve diviene capoluogo di una delle potenti 12 Lucumonie (dodecapoli) in cui era suddivisa la confederazione dei popoli Etruschi.

La città è raccolta nella parte alta della collina ed è ricca e potente grazie alle sue industrie, in particolare quella metallurgica e della lavorazione del bronzo la cui massima espressione è rappresentata dalla suggestiva statua della Chimera. La grande avanzata di Roma costrinse gli aretini a chiedere pace e alleanza, non senza alcune rivolte che nel corso degli anni hanno visto il fiero popolo aretino battersi per la propria indipendenza dai romani.

Foto di Click & Fly - A. Santini

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PARCO ARCHEOLOGICO DI CASTELSECCO - SAN CORNELIO

Castelsecco è stato considerato in passato sede dell’acropoli della città, del nucleo più antico di Arezzo, ma anche luogo di stanziamento delle legioni romane.
Dopo un lungo periodo di degrado e abbandono, nel 2011 l’UNESCO ha inserito Castelsecco tra i tesori dell’umanità, in particolare fra i suoi ventotto Luoghi simboli di pace, proprio perché dedicato all’amore ed alla vita.

La struttura si presentava in antico come un’imponente terrazza di forma pressoché ovale che in età tardo etrusca (II secolo a.C.)ospitava un complesso santuariale, circondata sul lato Sud da una monumentale struttura muraria semicircolare con un rinforzo in esterno di 14 speroni aggettanti.

Ma la scoperta più rilevante fu il rinvenimento dei resti di un edificio per spettacoli all’estremità Sud più prossima al muraglione semicircolare, in cui si rintraccia un abbinamento teatro-tempio analogo ai complessi architettonici e cultuali dei santuari medio-italici.
Il teatro sorge su un’altura, accanto ad un santuario, su grandi direttrici di comunicazione, punto d’incontro tra gente diverse e dalla notevole quantità di frammenti di statuette ex-voto di bambini in fasce che rimandano alla diffusione di un culto legato alla maternità e l’infanzia.

Il teatro di Castelsecco rappresenta dunque un qualcosa di nuovo per tutta l’Etruria: è un teatro a tutti gli effetti, con un proprio edificio scenico che rimanda a quelli di tipo greco-ellenistico situato all’interno di un santuario del quale diviene struttura accessoria.

Arezzo in epoca romana

Foto di Click & Fly - A. Santini

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Ma contro il comune nemico Arezzo (caposaldo di difesa assieme a Pisa e Rimini) si è sempre schierato a fianco di Roma: nel 285 a. C. si combatté vicino all’Arno contro i Galli Senoni e nel 217 a.C. al Lago Trasimeno contro Annibale e i suoi Cartaginesi. 
In tredici anni gli aretini furono tra i massimi fornitori di armi e vettovaglie per la vittoriosa spedizione di Scipione in Africa contro Cartagine. 

Arezzo era una città imponente e dall'economia ricca e vitale come dimostrano i notevoli resti del grande anfiteatro
La ceramica aretina si impose in tutto il mondo allora conosciuto grazie ai cosiddetti vasi corallini, preziosi per la loro fine lavorazione e per il singolare color rosso corallo.

Caduto l’impero romano sotto i colpi dei popoli venuti dal nord, anche Arezzo fu costretta a subire conquiste e distruzioni. 
La città si risollevò dopo l’arrivo dei Longobardi intorno al 600 e, in breve, riacquistò splendore e potenza: dal punto di vista politico grazie alla forza dei propri Vescovi-Conti e dal punto di vista culturale con la nascita di una scuola di primaria importanza nell'Italia di allora. 

Arezzo medioevale

Tra i primi liberi Comuni (i Consoli sono documentati nel 1098), Arezzo nel XIII secolo si espande nei territori circostanti entrando in collisione con le altre potenze toscane.
Nel 1288 gli aretini sconfissero i senesi a Pieve al Toppo.

Ma l’11 giugno 1289 furono battuti a Campaldino dall’imponente esercito di Firenze. Gli aretini riuscirono a resistere e a risollevarsi sotto la guida del vescovo Tarlati. 

I confini tornarono ad ampliarsi a dismisura e la città ebbe nuove grandi mura. Purtroppo il vescovo morì nel 1327 per una pestilenza contratta durante l’assedio di Pisa. 

E i successori non riuscirono a mantenere in pugno il vasto stato aretino.
Al culmine della crisi, nel 1384, Firenze ottenne la definitiva resa di Arezzo pagando la straordinaria cifra di 40.000 fiorini d’oro.

Da allora le sorti dei "botoli ringhiosi" di Arezzo, purtroppo, si legano a quelle di Firenze.

La battaglia di Campaldino

La battaglia di Campaldino si combatté l'11 giugno 1289 fra i Guelfi, prevalentemente fiorentini, e Ghibellini, prevalentemente aretini, alla quale parteciparono, tra gli altri, Dante Alighieri e Cecco Angiolieri. La vittoria dei guelfi, dovuta soprattutto al ruolo di Corso Donati, comportò la progressiva egemonia di Firenze sulla Toscana

Il Conclave di Arezzo

Il primo Conclave della storia di Santa Romana Chiesa è stato celebrato in Arezzo, esattamente nella chiesa di San Domenico, nel gennaio 1276.

Papa Gregorio X aveva 65 anni quando arrivò ad Arezzo, alcuni giorni prima del Natale 1275. Ritornava a Roma da Lione, dove aveva convocato e presieduto un Concilio Ecumenico. Da alcuni mesi soffriva di improvvise febbri debilitanti.

Arrivò col suo seguito papale e fu ricevuto e ospitato nel nuovo palazzo vescovile di Arezzo, costruito dal Vescovo Guglielmo degli Ubertini. Venerdì 10 gennaio 1276 Gregorio X morì nell'episcopo di Arezzo.

Lasciò alla città un'ingente somma di denaro da utilizzarsi per la costruzione della nuova Cattedrale. L'arrivo, la morte e la sepoltura di Gregorio X sono state una pietra miliare nella millenaria storia di Arezzo.

Poche altre città hanno avuto il privilegio di custodire i resti mortali di un Papa e di ospitare un Conclave, come è avvenuto ad Arezzo per la successione di Gregorio X. Il primo Conclave della storia di Santa Romana Chiesa è stato celebrato in Arezzo nel gennaio 1276.

Lo Studium Aretino

Arezzo è stata una delle prime [[Università]] Italiane ed europee. 

L'[[Università di Arezzo]] (Studium Aretino) è stato un antico ateneo fondato prima del 1215 nella città di Arezzo, definitivamente chiuso verso la fine del XV secolo.

E' stata la seconda Università fondata in Italia dopo quella di Bologna. 

Il 16 febbraio 1255, lo studium ottenne il suo statuto promulgato da un collegium composto da otto professori, con l'avallo del podestà di Arezzo.

APPROFONDISCI http://www.tdtc.unisi.it/studium/

Nel XIII secolo le conquiste culturali aretine negli studi e nelle lettere superarono di gran lunga quelle dei Comuni vicini, comprese le stesse città di Siena e Firenze.

Si è soliti collocare la data di nascita dello “Studium Aretino” nel 1215 quando giunse in città Roffredo da Benevento, una delle figure di maggior prestigio della giurisprudenza bolognese.
Ci sono però non poche testimonianze storiche che suggeriscono una data anteriore, tra le quali uno scritto dello stesso Roffredo in cui parla di uno Studium ad Arezzo contemporaneo all'Università di Bologna, sicuramente ancora nella sua fase iniziale e d'istituzione: “de scholaribus qui sunt Arretii vel Bononie”.

In questo contesto assume un significato particolare la lode di questo insigne docente, letterato e poeta latino, per l'alto livello d'istruzione e di preparazione dello “Studium litterarum Aretino” e dei allievi, che dovevano quindi già aver ricevuto una preparazione di tipo universitario.

Questo induce a ritenere che lo Studium Generale di Arezzo non fu una filiazione dell'Università bolognese (dovuto, cioé, ad una secessione di gruppi di docenti bolognesi, come invece accadde per molte altre scuole italiane), ma che, con ogni probabilità, si trattava di un'istituzione autoctona, sorta intorno al 1200.

Lo stesso Roffredo cita lo Studium di Arezzo assieme a quelli di Parigi e di Bologna, testimoniando di fatto che Arezzo, dopo quelle due città, fu la terza città in Europa in ordine di tempo a vedere la nascita di un’Università.  

Le origini dell'Università aretina si possono quasi sicuramente attribuire alla scuola canonica della cattedrale di San Donato (il Duomo vecchio).
Questa scuola per la formazione dei chierici, di cui abbiamo notizia fin dal VII secolo,costituì una guida culturale per l'intera Toscana durante l'Alto Medioevo, raggiungendo il suo massimo splendore all'inizio dell'XI secolo, quando il vescovo Elemperto riorganizzò gli studi delle Arti Liberali e della Sacra Scrittura.

Accanto a questa scuola sorse anche una famosa scuola di calligrafi, di così alta qualità che ampia fama ebbe la “bona littera aretina”.

A partire dagli inizi dell’XI secolo venne riscoperto anche lo studio del Diritto Romano, grazie anche all’influenza culturale esercita dalla vicina Ravenna, città con la quale da sempre Arezzo aveva mantenuto stretti rapporti culturali e politici e dove, meglio che altrove, era stata conservata la tradizione giuridica romana.

Molto tempo prima che Irnerio lo insegnasse a Bologna, il Diritto Romano venne impiegato, infatti, dai giuristi aretini al servizio del loro vescovo durante le continue dispute di diritto nella vertenza ormai secolare con il vescovo senese.

Sicuramente alla base di questa precoce riscoperta ci fu anche l’influsso proveniente dall’area ravennate con cui la città aretina da tempo intratteneva intensi rapporti culturali (che si erano intensificati soprattutto sotto l’episcopato del vescovo Adalberto che si era trasferito ad Arezzo proprio dalla città adriatica).

Grazie all’elevato grado di insegnamento di diritto si sviluppò ad Arezzo una classe notarile di altissimo livello, difficilmente riscontrabile in altre città nei secoli XI-XII.

Per approfondire storiamedievale.net/studium.htm

Arezzo dopo Campaldino

Mentre la potenza di Arezzo cresceva sempre di più, cresceva contemporaneamente la voglia delle città vicine di pareggiarne l'importanza, ed era perciò inevitabile che si arrivasse allo scontro con Firenze e Siena.

Dopo alterne vicende la Arezzo ghibellina subì una disfatta contro le armate senesi e fiorentine nella battaglia di Campaldino (1289) nei pressi di Poppi. In questa battaglia, a cui partecipò Dante Alighieri per la parte guelfa, morì anche il vescovo di Arezzo Guglielmino Ubertini.

In seguito si affermò la signoria dei Tarlati di Pietramala, il cui principale esponente fu Guido Tarlati che pur essendo divenuto vescovo nel 1312 continuò a mantenere buoni rapporti con la fazione ghibellina, in Toscana e fuori, come ad esempio con gli Ordelaffi di Forlì.

La signoria di Guido Tarlati mise temporaneamente fine alle dispute di fazione tra i Tarlati e gli Ubertini e la famiglia guelfa dei Bostoli; tanto feroci che San Francesco si era rifiutato a suo tempo di entrare in città, vedendola "infestata dai diavoli", episodio ricordato da Giotto negli affreschi della Basilica superiore di San Francesco d'Assisi.

Guido Tarlati risanò il bilancio dello Stato, portandolo a una tale floridità che Arezzo prese a battere moneta propria, ampliò la cinta muraria, concluse una onorevole pace con Firenze e riuscì ad allearsi con Siena e ad espandere il dominio territoriale verso sud e verso est, lui vescovo, a spese dei possedimenti pontifici; tanto che il Papa da Avignone lo scomunicò e lo dichiarò eretico. Ciò non gli impedì, nel 1327, di incoronare imperatore a Milano Ludovico il Bavaro.

In questo periodo si era anche sviluppata una forte borghesia mercantile che aveva imposto alcune modifiche nel governo della città, come la creazione della magistratura del capitano del popolo e delle corporazioni delle arti, e la costituzione di una magistratura rappresentativa delle quattro parti in cui la città venne divisa: porta Crucifera, porta del Foro, porta Sant'Andrea e porta del Borgo, alle quali si richiamano i quattro quartieri che disputano l'odierna Giostra del Saracino.

A Guido Tarlati passato a miglior vita nel 1327 successe Pier Saccone, il fratello, che non era della stessa pasta. Arezzo cominciò progressivamente a perdere terreno nei confronti della rivale Firenze, perdendo per la prima volta l'indipendenza nel 1337: Pier Saccone, pressato dagli oppositori interni, dai nemici esterni (fiorentini e perugini) e dalla crisi economica, cedette Arezzo a Firenze per dieci anni in cambio di denaro.

Trascorso questo periodo, l'indipendenza fu recuperata, ma non la prosperità. La seconda metà del Trecento fu caratterizzata tuttavia da una sostanziale pace sociale, che terminò bruscamente con il progetto del Vescovo Giovanni Albergotti di fare entrare Arezzo nella sfera d'influenza del papato.
Le lotte tra guelfi e ghibellini riesplosero con violenza, e la città conobbe più volte l'esperienza del saccheggio da parte di soldataglie mercenarie chiamate in soccorso ora dall'una ora dall'altra parte, o anche venute per l'una e passate all'altra se questa pagava meglio, secondo il costume dell'epoca.

Ultimo fu il capitano di ventura francese Enguerrand de Coucy che transitava nella zona diretto a Napoli, dove doveva attaccare Carlo III di Napoli per conto di Luigi I d'Angiò, e fu assoldato dalla parte ghibellina che era stata appena espulsa dalla città. Enguerrand prese con facilità quel che rimaneva di Arezzo, ma nel frattempo il suo signore Luigi d'Angiò moriva, lasciando l'armata senza scopo e senza soldo.

Firenze ne approfittò immediatamente, offrendo al capitano francese quarantamila fiorini perché consegnasse Arezzo, ed egli accettò. Dopo di che, Enguerrand valicò l'Appennino, recando con sé la preziosa reliquia della testa di san Donato, patrono di Arezzo. Alla sua venuta a Forlì, Sinibaldo Ordelaffi, il signore di quella città, riscattò la reliquia, che tenne con grande venerazione fino a che essa fu restituita agli aretini.

Nel 1384, dunque, Arezzo fu annessa allo Stato toscano dominato da Firenze. Il dominio fiorentino è visibile d'ora in poi anche nell'architettura e nell'Arte: Spinello Aretino fu l'ultimo artista di scuola autoctona; dopo di lui prevale la scuola fiorentina. In questo periodo furono realizzati da Piero della Francesca gli affreschi della Leggenda della Vera Croce nella basilica di San Francesco.

Il governo fiorentino tentò di rendersi gradito alla città, riuscendovi in parte grazie alla saggia elezione a segretario della Repubblica di un aretino di alto spessore, lo storico e poeta Leonardo Bruni, che si adoperò per favorire l'integrazione di Arezzo nel nuovo Stato toscano ormai, con l'eccezione di Siena e Lucca, interamente sotto il controllo di Firenze.

Vi fu tuttavia un lento decadimento economico e culturale della città. La parte più antica, comprendente la rocca e la cattedrale, fu profondamente modificata con la costruzione della Fortezza Medicea, esempio precoce di fortificazione alla moderna.

Arezzo nel 1500

Nel primo cinquecento Arezzo si trovò coinvolta in una rivolta antifiorentina, che oppose a Firenze il capitano di ventura Vitellozzo Vitelli, il "duca Valentino" Cesare Borgia e suo padre papa Alessandro VI, e il re di Francia Luigi XII.

La sommossa si spense però dopo pochi giorni, e costò la vita al Vitelli che fu fatto uccidere dallo stesso Cesare Borgia durante un banchetto, con un metodo cui Niccolò Machiavelli dedicò un trattato datato 1503.
Nel 1525 sulla città e sul contado si abbatté una pestilenza, cui seguì una carestia che mise in ginocchio l'economia aretina e portò ad una nuova sollevazione contro Firenze nel 1529, anche questa però più legata ad avvenimenti esterni che ad una vera volontà popolare.

I Medici, che erano stati scacciati da Firenze nel 1527, avevano ora dalla loro il papa Clemente VII, appartenente alla famiglia dei Medici.
Questi concluse una pace con l'Impero e si assicurò così un'armata imperiale, comandata da Filiberto di Chalons, per imporre a Firenze il ritorno dei Medici. L'armata proveniente da Roma passò dal territorio di Arezzo, allora parte dei possedimenti fiorentini e presidiata da una guarnigione fiorentina, e la città anziché tentare una improbabile resistenza all'assedio pensò di profittare della situazione per riconquistare l'indipendenza, trattando la resa tramite un ufficiale dell'esercito imperiale originario della Valtiberina, tale Francesco di Bivignano, detto "il conte rosso".
La guarnigione fiorentina si rifugiò in fortezza ma fu presto cacciata, mentre il Conte Rosso si impadroniva di parte del Valdarno, Anghiari e Sansepolcro.
Ma terminata la contesa con la sconfitta della Repubblica fiorentina a Gavignana nell'agosto del 1530, i Medici non videro più la ragione per tenere Arezzo separata dal resto della Toscana, ed inviarono di nuovo l'esercito imperiale a prenderne possesso.
Nel 1554 cadeva anche Siena, ed una quindicina di anni dopo tutta la Toscana, con l'eccezione di Lucca e dello Stato dei Presidi presso l'Argentario, diveniva granducato.

Cosimo I de' Medici attuò ad Arezzo un piano di ristrutturazione urbanistica a scopi difensivi: il perimetro della cinta muraria fu ridotto come il numero delle porte, la fortezza fu ricostruita e ampliata.

Foto Click & Fly - R. Acciari

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In questo contesto fu anche completata la cattedrale, e furono abbattuti tutti gli storici edifici della Città, tra cui l'antico Palazzo del Comune e il Palazzo del Capitano del Popolo, il Palazzo dei Tarlati di Pietramala e 17 edifici religiosi: in pratica l'intero centro storico turrito della città antica sede della città etrusca e del foro romano, creando con il materiale derivato dalla distruzione degli edifici uno spazio piano fra i due colli di San Pietro e San Donato, furono costruite le Logge Medicee dovute alla mano di Giorgio Vasari.

Durante i lavori di scasso vennero rinvenute le celebri statue di bronzo della Minerva di Arezzo e della Chimera di Arezzo.

Venne inoltre completamente abbattuto il Duomo Vecchio e gli edifici ecclesiastici millenari che lo circondavano sul Colle del Pionta, il cosiddetto " Vaticano " aretino situato fuori delle mura trecentesche per evitare che potesse essere utilizzato a scopi militari da nemici che assediassero Arezzo.

Il periodo del Granducato Mediceo a partire dalla seconda metà del Cinquecento vide però, in tutta la Toscana, un lento ma inesorabile decadimento economico e culturale accompagnato da decremento demografico, che si invertirà solo nel settecento, con le iniziative illuminate di Pietro Leopoldo di Lorena.

Arezzo nei secoli successivi

Nel XVIII secolo fu portata a termine la bonifica della Val di Chiana.

Nel febbraio 1796, Arezzo fu sconvolta da uno sciame sismico di oltre trenta scosse di terremoto; il 15 febbraio i movimenti tellurici cessarono, a seguito del miracolo (secondo la tradizione cattolica) della Madonna del Conforto, un'immagine sacra oggi custodita nella Cattedrale di Arezzo.

Nello stesso 1796, cominciò una campagna militare di invasione dell'Italia da parte dei francesi. Il generale comandante di questa invasione era Napoleone Bonaparte.

Anche Arezzo fu conquistata, ma nel 1799 fu il centro del movimento del "Viva Maria" (ispirato proprio all'immagine della Madonna del Conforto), una delle insorgenze anti napoleoniche avvenute in quegli anni in Italia.

Gli aretini mostrano ancora fierezza in alcuni tentativi di rivolta, in particolare quando, nel 1799, cacciarono per alcuni mesi i francesi con una sommossa che prese appunto il nome di “Viva Maria” e che si propagò in molte altre zone dell’Italia centrale.

In seguito a questi fatti Arezzo fu riconosciuta dal Granduca di Toscana capoluogo di provincia. Nel 1860 il Granducato di Toscana, e quindi Arezzo, entrò a far parte del Regno d'Italia.

Oggi Arezzo è un centro economicamente vitale con una attività industriale che fa perno prevalentemente sulla lavorazione dell’oro
E’ una città in espansione, laboriosa e proiettata verso il futuro. Ma è anche una città che sa custodire le proprie origini e le proprie tradizioni. E il torneo cavalleresco della Giostra del Saracino è una delle espressioni in cui il passato ed il presente si intrecciano mostrando il carattere e l’indole di un popolo la cui storia ne ha sempre dimostrato la fierezza e l’orgoglio.

Armata del Viva Maria

Armata del Viva Maria

Viva Maria fu una delle insorgenze antinapoleoniche scoppiate in Italia fra il 1799 e il 1800.
Ebbe come suo teatro principale la città di Arezzo e la Toscana, ma si diffuse anche nei territori limitrofi dello Stato Pontificio.

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Il Conclave di Arezzo il primo Conclave della storia

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Storie della Vera Croce Piero della Francesca

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La leggenda della Vera Croce è la leggenda che racconta la storia del legno sul quale venne crocifisso Cristo, spesso tramandata in letteratura e rappresentata in opere d'arte.

Le Storie della Vera Croce è un ciclo di affreschi conservato nella cappella maggiore della basilica di San Francesco ad Arezzo. Iniziato da Bicci di Lorenzo, venne dipinto soprattutto da Piero della Francesca, tra il 1452 e il 1466, che ne fece uno dei capolavori di tutta la pittura rinascimentale.

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La fiera antiquaria

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Nata nel 1968, è stata la prima manifestazione antiquaria ad avere cadenza regolare (non ha mai mancato uno solo dei suoi appuntamenti mensili) e successo duraturo in uno scenario unico: il cuore medievale della città di Arezzo e la sua Storia.  

Ogni prima domenica del mese e sabato che la precede.

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Bellezze monumenti di Arezzo

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Uno scrigno di poco più di 100 mila abitanti, pieno di bellezze da ammirare. Questa è Arezzo, città da scoprire.
Dagli affreschi di Piero della Francesca al Museo di arte Medievale e moderna, dalla casa del Petrarca o del Vasari al Pozzo del Boccaccio, dal Crocifisso del Cimabue alla Fortezza Medicea ... arte, storia e bellezza.

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Grandi di Arezzo

Grandi di Arezzo

Michelangelo, Mecenate, Guido d’Arezzo, Guglielmino degli Ubertini, Margarito d’Arezzo, Guittone d’Arezzo, Santa Margherita da Cortona, Francesco Petrarca, Spinello, Masaccio, Leonardo Bruni, Poggio Bracciolini, Piero della Francesca, Luca Pacioli, Luca Signorelli e tanti altri

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