Quartiere di Porta Crucifera
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Emblema

2011 emblema transp

Partito: nel primo di rosso al monte di tre colli d'oro all'italiana cimato da una croce latina dello stesso; nel secondo di verde, al campanile della Pieve di Arezzo d'oro, finestrato di nero ed affiancato da due torri pure d'oro, aperte e finestrate di nero.

divisorio

L’emblema araldico del Quartiere di Porta Crucifera è costituito da uno stemma partito, ossia da un scudo araldico diviso in due parti uguali da una linea verticale. A sinistra di color rosso fegato con monte di tre colli d’oro all'italiana, cimato da una croce; a destra di colore verde con campanile della Pieve e torri d’oro, tutte finestrate in nero.

Non sarà inutile ricordare che il partito, privo delle figure, è identico all'antica insegna araldica del Comune di Arezzo. L’insegna era prima di tutto un segno militare.
Quando il Comune di Arezzo iniziò la sua espansione sottomettendo vaste aree del territorio, da Città di Castello alla Massa Trabaria, dal Tevere al Casentino, dalla Val d'Ambra alla Val di Chiana, il dominio di Arezzo venne distinto in Città, contado e distretto.
L’intero territorio fu suddiviso in quattro viscontarie, ognuna legata per l’amministrazione della giustizia ad un quartiere cittadino. A Porta Crocifera vennero assegnati cortinis eius et Viscontaria Verone come recitano gli Statuti del 1327.

E qui occorre sfatare un mistero araldico. Mentre il partito in rosso e verde continuò a rappresentare l’emblema del Comune aretino, fu necessario creare un nuovo simbolo araldico che rappresentasse il dominio aretino, lo Stato di Arezzo. Venne allora introdotto un cavallo inalberato che oggi è il simbolo della città di Arezzo ma che propriamente fu l’emblema dello Stato aretino, come dire di città e contado.

L’emblema araldico di Porta Crucifera, allora, arricchito dei simboli di Cittadella e Pieve, e di monte con croce dorata, si ricollega all'antico segno araldico del Comune aretino, di cui porta i gloriosi colori.

Comunque, la "riesumazione" della giostra avvenne nel 1931, comportando la rinascita dei quartieri dell’Arezzo medievale e non avendo certezze alcune su quali fossero le loro originarie insegne, si passò ad una vera e propria invenzione, soprattutto in alcuni di essi.

Nella prima giostra fummo contraddistinti dai colori bianco-verde, con tanto di croce di Sant'Andrea a rappresentarci.
Fortunatamente, con le tante modifiche dell'anno successivo e con il sopperimento del Rione Centro o Porta Burgi, cedemmo al nuovo nato Quartiere di porta Sant'Andrea il loro attuale stemma e i colori, ricevendo il nostro amato bipartito rosso-verde con al centro la Pieve e due torri oro (questa visione riprende in modo assai più sintetico la visione di Arezzo nel medioevo ideata da Ascanio Aretini nel 1927 per il Quartus Sanctae Plebis).

All'araldica già esistente vennero aggiunti tre colli sormontati dalla croce, d'oro anch'essi, ripresi da uno stemma presente nell'angolo esterno della chiesa di Santa Croce prima del suo bombardamento.
La nostra insegna è detta anche “parlante”, perché riferita sia alla posizione elevata, sia al colle sormontato dalla croce, detto “crucifero”.

Dal 1932 gli emblemi dei quattro quartieri sono rimasti gli stessi, ma a differenza degli altri, nel 1962 arrivò in Colcitrone una lettera col marchio dei Savoia, che tutt'ora ci permette di esporre la “corona reale”, d’oro, in testa allo scudo e il “nodo sabaudo”, d’azzurro, in punta.

Questo attaccamento della real Casa verso il nostro quartiere deve essere probabilmente ricollegato alla Giostra del 1938, che vide come ospite il Re Umberto I e la moglie, i quali salutarono il popolo affacciandosi dalla finestra di palazzo Cavallo, finestra abbellita dal nostro arazzo e leggenda vuole che, grazie a questo fatto, la lancia arrivò in palazzo Alberti.