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Una congiura per liberare Arezzo dalla dipendenza dei fiorentini (1431)

ARCHIVIO STORICO ITALIANO FONDATO DA G. P. VIEUSSEUX
e continuato a cura dalla R. Deputazione di storia patria per le provincie della Toscana, dell'Umbria e delle Marche

(1431) Stava il Piccinino colle sue genti lombarde ad espugnare il forte castello di Staggia nei primi di maggio del 1431, quando venutogli a parlare un ser Niccolò notaio aretino e Maso di Bettino da Catenaia, lasciò quell'impresa per volger le mire alla occupazione di Arezzo. Pensava che facendo cenno di muoversi su Pisa e Livorno, i Fiorentini, costretti a disporre altrove le forze, non avrebbero badato alla custodia di quella città, ove, partiti i soldati della Signoria, tenevano la guardia i soli terrazzani. Egli, secondo una congiura ordita in Siena dal ricordato ser Niccolò insieme con Antonio di Checco Rosso Petrucci, doveva il 13 maggio con seimila uomini penetrare in Arezzo dalla parte orientale, e, impadronitosene, porla in libertà e raccomandarla ai Senesi. Ma il trattato, condotto in principio con molta accortezza, non consegui poi il fine desiderato scoperto, come vedremo, il giorno avanti l'avvicinarsi del Piccinino da paurosi cittadini, i complici caduti in potere del Capitano di giustizia furono puniti della pena dei traditori colla perdita della vita e degli averi.
Il documento che ci dà i particolari di così grave fatto, che troviamo accennato da pochi storici, è il processo redatto contro i promotori della congiura, il quale esiste tra gli Ada criminalia di Giovanni di Paolo Morelli fiorentino, capitano in Arezzo nel primo semestre dell'anno 1431.
.... Narriamo di quel fatto le più notevoli circostanze.

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