Quartiere di Porta Crucifera

Della famiglia dei Brandaglia abbiamo già scritto nei mesi scorsi. Ma forse non ci siamo soffermati sufficientemente sui Guidoterni, da cui i Brandaglia discendono in linea diretta. Importanti nell’Arezzo medievale e la cui nobiltà affonda le radici nei secoli prima del mille.
Siamo nella seconda metà del 1300 quando Bartolomeo di Ser Gorello scrive: “In Crocifera me vo cominciare, poi che è la somità de’ miei confini, et in ciò non mi par, figliuolo, errare. Perdona, Montebuon, Marabottini, Berlinghieri, Maffeiguidi a et Paganelli, Guidoterni et anche Bostolini che stati sono contra me sì felli. Per lor superbia non volser mai pari e’ lor vicin, se no’ come lupi e agnelli. Seccamor, Toti, Cathenacci e Gozari, Cioncoli, Sinigardi e Caponsacchi, Vicchi, miser Angiesto e i suoi sì cari”.

Bartolomeo di Ser Gorello nella sua straordinaria “Cronica di Arezzo” ci dice che i Guidoterni abitavano in Crocifera e che assieme ad altre famiglie del quartiere si opposero a lui – che era ghibellino – provocandone l’esilio a Todi, dove poi divenne cancelliere. Ci dice anche che i Guidoterni e gli altri erano superbi addirittura paragonandoli ai lupi che si scagliano sugli agnelli. La sua è, ovviamente, una interpretazione di parte, ma è interessante per confermare il peso politico che nell’antica Arezzo aveva questa famiglia.
Alberto – siamo nell’anno 940 – è riconosciuto come il capostipite. Ebbe tre figli Grifo, Franco e Pietro da cui nacquero Ugone, Corbizo e Arizio. E’ quest’ultimo, Arizio, che nel 1040 assunse il cognome Terno. Il figlio si chiamò Guido Terno. E da allora i discendenti venivano chiamati “quelli di Guido Terno”, da Uguccione in poi. Guidoterni divenne così il nome della famiglia fino al passaggio in Brandagli probabilmente determinato da un Brandaglia vissuto prima del 1300. Sono preziose notizie che ci ha tramandato il nobile aretino Eugenio Gamurrini, monaco e letterato vissuto nel 1600, familiare di Cosimo III dei Medici, ed autore di una monumentale Istoria Genealogica delle famiglie nobili toscane e umbre.

Il Gamurrini ci dice che i Guidoterni sono una famiglia potente e ricca, con ampi possedimenti e castelli nel contado aretino e in Valcerfone, imparentati con Ubertini, Bostoli, Pazzi, Tarlati, Barbolani, Grifolini, Sassoli, Tolomei di Siena e Marchesi di Monte Santa Maria Tiberina. Le case erano nella contrada di San Martino, in Porta Crucifera, al confine con il borgo di San Pietro che prendeva il nome dalla chiesa poi abbattuta per costruire la Cattedrale. Scrive il Gamurrini: “La famiglia dei Brandagli abitò in Porta Crocifera…nella contrada San Martino”. E poi ancora: “Nel luogo detto Crocifera v’era una porta, dentro la quale, seguendo il cammino, si entrava nel borgo e contrada di San Martino, e sì l’uno come l’altro, erano nella sommità della città, dove era la Cittadella”.

Abitavano al termine di Piaggia San Martino, che allora, non essendoci ancora la Fortezza, era molto più lunga di oggi. Vicino c’era la chiesa di San Martino che era di patronato dei Guidoterni prima e dei Brandaglia poi. Per questo i Guidoterni furono chiamati Guidoterni di San Martino. Di origine franca. Martino era un Santo molto venerato dai Franchi e pertanto la chiesa dovrebbe risalire al tempo di Carlo Magno. Considerando la tradizione architettonica del tempo doveva avere il portale rivolto verso Piazza Grande e l’abside rivolto ad est. A poca distanza c’era l’antico Palazzo del Comune, attivo fin dal 1094. Nella chiesa c’era una cappella di famiglia fatta costruire da Cione dei Brandaglia.


Istoria geneaologica delle famiglie nobili Toscane, et Umbre
Di Eugenio Gamurrini - 1668

Purtroppo di questa chiesa si sa ben poco. Come poco si sa delle tante chiese aretine distrutte nel 1500 assieme a San Martino per costruire la Fortezza e creare intorno ad essa lo spazio necessario per la sua difesa. Sono almeno sette, ma potrebbero essere di più.
La Chiesa di San Matteo, appena oltrepassata la Porta di Colcitrone, con pitture quattrocentesche del fiorentino Giovanni dal Ponte. L’altomedievale chiesa di Sant’Angelo in Archaltis con accanto un monastero benedettino. La chiesa di Sant’Apollinare in palchetto, forse del VII secolo, dedicata al santo di Ravenna. La chiesa di San Leone. La chiesa di San Donato in Cremona. La chiesa di Sant’Ilario. La chiesa di San Salvatore, del periodo longobardo, con accanto un convento, che però era già andata perduta nel 1300.
E i proverbiali scontri nell’Arezzo medievale? Della famiglia divenuta Brandaglia, ne abbiamo già parlato. Si sa che nel 1351 il loro palazzo in Corso Italia fu incendiato quando gli aretini scoprirono che Brandaglino Brandagli si era accordato con i ghibellini per farli entrare di nascosto in città da Porta Sant’Alberto. Ma sappiamo anche che Martino e i suoi fratelli (Francesco, Cione, Guidaccio, Segna, Bettino, Bandino e Guerruccio) combatterono a fianco di Pier Saccone Tarlati contro i perugini per liberare il castello di Pietramala e per poi sconfiggerli a Olmo.
E c’è qualcosa anche per i Guidoterni. Ancora il Gamurrini ci riferisce di uno spedale per poveri di cui erano titolari assieme ai Bostoli: “Questa famiglia (i Bostoli) aveva un benefizio semplice senza cura detto lo spedale di S.Maria posto nella Piazza di S.Agostino di Arezzo, insieme con la famiglia de’ Guidoterni oggi detti Brandagli”. La cronaca prosegue con le liti tra le due famiglie per la spartizione dei guadagni. E il Gamurrini dice che erano venuti alle mani. Ma poi si accordarono, o furono costretti ad accordarsi, perché Papa Clemente VII (figlio di Giuliano, ucciso nella congiura dei Pazzi, e quindi nipote di Lorenzo il Magnifico) impose che lo spedale fosse unito alla Fraternita e che i soldi fossero distribuiti come sostentamento dei “poveri studenti aretini nobili”. Solo una piccola parte poteva andare alle due famiglie. Anni dopo i Brandaglia sopravvissero ai Bostoli e lo spedale, che aveva l’ingresso in Via Mannini, e la chiesetta dedicata alla Vergine, a cui si accedeva da Piazza Sant’Agostino, chiusero i battenti nel ‘700.

Fabio Polvani




Devi effettuare il login per inviare commenti ed essere registrato su