Quartiere di Porta Crucifera

Non è facile per me scrivere di CIUFFINO, una persona e uomo di Giostra. Anche nel dolore ho visto quanto era grande la sua persona, tutte le persone che sono venute a rendergli omaggio alla camera ardente che il Consiglio Direttivo del quartiere gli ha riservato e tutti i quartieristi a cominciare dai giovani. Pensare che lui quando parlavamo di giostra diceva “Ma figurati se si ricordano di me!” e io invece che gli dicevo che al quartiere lui era un mito, anche per chi non lo aveva visto in costume. Una cosa mi è rimasta in mente e mi rimarrà nel cuore, quando alla cena propiziatoria del primo anno di mandato dei ragazzi, come li chiamava lui, mentre eravamo a sedere al tavolo, Luca Fragalà venne al tavolo nostro e gli strinse la mano facendogli i complimenti per i suoi trascorsi e a Ciuffino si illuminò il volto e mi guardò.
Ma cominciamo dal principio; Ciuffino ha cominciato a frequentare il quartiere da giovanissimo alla ripresa della manifestazione, lui allora sedicenne, si vestì da palafreniere al giostratore che non era altro che il grande Arturo Vannozzi. Ciuffino doveva sempre andare dai frati di Sargiano per prendere il loro cavallo, che Arturo conosceva bene, e portarlo al Quartiere per le Giostre. Raccontava sempre che quando andava i frati ben volentieri gli consegnavano quel cavallo perché diceva Ciuffino “Lo andavo a prendere smagrito, perché la biada non la vedeva e mangiava per niente, e quando glielo riportavo era bello pasciuto perché in quei giorni che stava al quartiere la biada la mangiava tutti i giorni”.

Crescendo da comparsa diventò con il tempo consigliere e amante sempre di più di questa manifestazione. A quel tempo capitano era Vittorio Farsetti, che io ho conosciuto, capitano di ferro perché preparava le comparse con scrupolo e precisione. Ciuffino mi raccontava che Vittorio misurava le persone per fargli vestire il ruolo che lui riteneva consono alla loro statura e alla prestanza fisica e faceva fare le uscite con il tamburo per imparare il passo a chi non lo conosceva.
Insomma quando Farsetti andò in consiglio di cui facevano parte Ciuffino, Antonio Morelli, Romualdo Verdelli, grandi personaggi del glorioso quartiere, e annunciò che non avrebbe più potuto fare il capitano, l’allora rettore, mio zio Aurelio, gli chiese se nel consiglio ci fosse stato qualcuno che avesse potuto prendere il suo posto, perché per lui non c’erano, e Vittorio disse: “Nel consiglio c’è chi può prendere il mio posto, è Ciuffino”. Il mio zio Aurelio rimase sbalordito e rivolto a Ciuffino gli disse “Ma te sei sicuro di poter sostituire Vittorio?” E Ciuffino rispose “E perché no, se lui dice che lo posso fare perché non provare!”.E da quel momento iniziò la sua carriera di Capitano. Venivamo da momenti bui, ma nel ’73 Ciuffino cominciò la sua scalata alle quattordici vittorie scritte nell’albo d’oro, più quella che nell’albo d’oro è attribuita a me, ma che fondamentalmente è stata gestita da lui dietro le Logge.

Ciuffino nella sua carriera di capitano è passato attraverso la lotta, cavalleresca, contro S.Spirito, che in quel momento aveva una coppia ben assortita e che dopo anni di predominanza rossoverde era arrivata vicina alle nostre vittorie; contro S.Andrea, nostro nemico da sempre, arrivando allo scontro in piazza S. Giusto dove il cavallo di Giacomoni nella confusione della scazzottata si ruppe una gamba e fu abbattuto.
Ciuffino è sempre stato un profondo conoscitore di Giostra e ha sempre esaltato la nostra manifestazione con tutti quelli che gli chiedevano notizie su di essa. Era una persona d’altri tempi, un vero cavaliere, perché in Giostra era nemico di tutti, ma dopo il torneo era il primo, se non vincevamo, ad andare negli altri quarteri vincitori a portare i complimenti del quartiere per la vittoria. Quando in piazza si accendevano le zuffe fra quartieristi, lui entrava nel mezzo per dividere, ma mai nessuno ha fatto degli sgarbi alla sua persona. È stato un capitano orgoglioso del suo vestito, ha sempre deciso da solo chi per lui era il giostratore migliore per poter vincere la Giostra e se sbagliava se ne assumeva la paternità. Ricordo che una Giostra, due quartieriste sedute nell’angolo accanto alla giuria alla scelta di Ciuffino di far giostrare un fantino facendo scendere quello che aveva precedentemente scelto, lo apostrofarono pesantemente e lui gli rispose da par suo e alla fine quella mossa risultò vincente. Anche sulla riga dopo il buratto Ciuffino ci mise del suo, quando nel ’73 durante lo scontro per la lancia fuori o dentro, furbescamente posò il piede sopra con la lancia fuori, facendoci vincere la lancia d’oro.

Mi viene in mente una frase dell’allora maestro di campo il notaio Bucciarelli Ducci che disse “Quando Ciuffino viene a reclamare lo devo ascoltare, perché viene a far valere i suoi diritti, quando ha ragione”.
Ciuffino è stato e sarà ricordato come un grande, nel periodo che ha fatto il capitano non erano giostratori professionisti, ma c’erano fantini che facevano giostre, quintane e tornei vari e la preparazione non era fatta tutto l’anno, quindi il capitano aveva la funzione importante di dover capire chi in quella settimana era più in forma e avesse il cavallo più giusto, anche se Ciuffino diceva che lui di cavalli non se ne intendeva, ma riconosceva solamente un maschio da una femmina.
Ciuffino ha, oltre aver vinto più lance del secolo scorso, il record di cappotti fatti, ben tre nell’’80, ’86 e 2000.

Quelli dell’80 e dell’86 coincidevano con il suo rientro in consiglio e la sua elezione a capitano l’ultimo cappotto, anche se quell’anno si corsero tre edizioni, ha coinciso con la sua ultima volta vestito da capitano.
Ciuffino non si è mai vantato delle sue vittorie, ma ha sempre detto che la fortuna gli è stata amica e che nella vita ci vuole anche un po’ di culo, quello che non ha avuto nell’ultima giostra (della vita) che ha fatto.
Al suo funerale ho visto tanta gente commossa, in primis i suoi giostratori e amici Marco Filippetti e Gabriele Tabanelli, Mario Capacci, Eugenio ed Alessandro Vannozzi, persone come il rettore di Porta del Foro Felici anche se non in ottime condizioni venire a salutare un avversario di giostra, ma amico nella vita, Gianfranco Chiericoni e tanti altri. Rimarrà sempre nei cuori di quanti lo hanno conosciuto nell’ambito giostresco e a Colcitrone, il suo Colcitrone.
Io devo ringraziare tutti per l’affetto che hanno avuto nei suoi confronti e della mia famiglia e un ringraziamento di cuore a tutto il consiglio e ancor più ai ragazzi che in quel giorno hanno fatto il picchetto d’onore al “Capitano”, il capitano di Culcitrone, come diceva sempre ciuffino.

Rodolfo Raffaelli





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