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Tradizioni e ricordi


Anche il Professor Alessandro Barbero, noto volto televisivo e tra i più famosi medievisti italiani, parla delle giostre di Arezzo nel Medioevo; l'occasione è la lectio magistralis “Dante e la nobiltà”, tenuta nella prestigiosa “Festa Internazionale della Storia” organizzata dall'Università di Bologna nello scorso Ottobre, sul tema della nobiltà e dello status di cavaliere nel Medioevo tra Arezzo, Firenze e Bologna,  analizzando gli scritti di poeti e giuristi passando per la vita dell'Alighieri.
L'episodio aretino si inserisce nel periodo della definitiva supremazia del Comune sul contado, a cavallo tra l'undicesimo e il dodicesimo secolo, con la conquista di considerevoli territori e una massiccia inurbazione di potenti consorterie oltre a numeroso popolo. Crescita confermata da riforme istituzionali, dall'ordine di Papa Innocenzo III di trasferire la “domus Dei” assieme alle abitazioni del clero dal colle del Pionta all'interno della città e la nascita dell'università: lo Studium aretino. Il forte sviluppo economico e demografico si accompagnò all'ampliamento delle mura cittadine che passarono da 17 a 42 ettari e poi, per tutto il secolo, dare il via ad un forte impulso urbanistico.

All'inizio di questa cosiddetta seconda fase comunale risale anche il famoso documento del 1196 ove sono citati i “... consules civitatis et societatum ...”, assieme a “... decem boni homines per unamquamque portam civitatis ...”, che indica aggregazioni territoriali abbinate alle porte cittadine: che sappiano saranno i Quartieri Porta Crucifere, Porta Burgi, Porta Fori e Porta Sancti Andree.
E’ in questo clima che a seguito della presa e disfacimento delle forze comunali del paesino fortificato di Turrita, appartenente al Monastero delle Sante Fiora e Lucilla, tal Ughetto di Sarna, di origine servile e provinciale che ivi abitava, si trasferisce in città affrancandosi e facendo fortuna.

La documentazione ci arriva dal processo che al momento della sua dipartita, alla metà degli anni Trenta, l'Abate intenta per rivendicarne l'eredità: i testimoni, chiamati a chiarire se fosse stato “... liber homo ...”, riportano che in città fu considerato come cittadino: “... sicut aliquis honorabilis civis originalis civitatis …”; ciò era provato dal possedere una casa entro le mura, provvedere alle incombenze amministrative e fiscali, godere di agiatezza economica. Emergeva inoltre che Ughetto era anche un militare: un cavaliere; lo desumevano dal suo stile di vita e fra le abitudini che lo contraddistinguevano vi era, appunto, quella di partecipare a giochi d'arme a cavallo: “... vidit eum pluries ludere cum armis ... cum equis …”, questo lo elevava de facto nella considerazione popolare “... more nobilium ...”.

Sfortunatamente per i figli la sua morte avvenne quando il Comune, in un momento di debolezza politica, per liberare la città dall'interdetto lanciato dal Vescovo, dovette sciogliere dal legame di cittadinanza chi si era affrancato a danno di enti ecclesiastici. La vicenda del cavaliere da Sarna si intreccia quindi con gli eventi cittadini, lasciandoci una fotografia societaria conflittuale e stratificata, ma dinamica e inclusiva, ne segna le stigmate l'integrazione tra gli “honorabiles cives originales” e i nuovi abitanti.

La storia di Ughetto è quindi riportata dal professor Barbero (dal minuto 22,50 circa) come archetipo della mobilità sociale anche per i milites cavalieri: analogia di nobiltà rappresentante uno status di potere e preminenza sociale, ne evidenzia un'apertura sostanziale. Ciò ci riporta alla maggiormente celebrata ricordanza del 1260 del “... magnum Torneamentum ...” a spade sguainate e della giostra all'incontro: “... hastiludium ...corpore ad corpus ...”, per le feste di addobbamento di Ildebrandino Giratasca all'Ordine dello Speron d'Oro.

Barbero con il suo intervento sdogana questa documentazione, un po' trascurata dalla storiografia sulle giostre aretine, non avendo timore di indicare, anche se non ne sappiamo le specifiche, quel: “... ludere cum armis ... cum equis ...”, con l'appellativo di giostre; una certificazione di assoluto valore per la memoria medievale forse più antica, che con “... vidit eum pluries ...” sigillerebbe come usanza cittadina, e non solo come isolati eventi, le radici di questa nobile arte equestre ad un soffio dal XI secolo.

Riccardo Pichi

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Fonti e approfondimenti:
Alessandro Barbero: conferenza “Dante e la nobiltà” (video allegati)
Giovanni Tabacco: “Nobiltà e potere ad Arezzo in età comunale”: in Atti e Memorie della Accademia Petrarca di lettere, arti e scienze di Arezzo, vol. XLI, 1973-1975.
Jean Pierre Delumean: “Le origini del comune aretino e le vicende successive fino al XIII secolo (1098-1222)”; in Annali Aretini XIII della Fraternita dei Laici, 2004.
Piero Angela, Alessandro Barbero: “Dietro le quinte della storia“, 2012.

Video completo della conferenza: https://youtu.be/T9E73bI3LKc


Sabato, 15 Dicembre 2018 11:34

La bibliografia della Giostra del Saracino si arricchisce di un nuovo libro, unico nel suo genere nel panorama della manifestazione, si tratta infatti della prima biografia dedicata ad un giostratore. E non poteva che essere dedicata al più vittorioso di tutti i tempi: Tripoli Torrini detto “Tripolino”.

L’autore è Roberto Parnetti, appassionato di Giostra e della sua storia, che ha già dato alle stampe altri tre volumi dedicati alla manifestazione e che in questa occasione ha coinvolto anche Roberto Filiani, apprezzato giornalista senese.

“Tripolino Fantino Gentiluomo - La storia di uno dei più forti cavalieri del ‘900”, questo il titolo del volume che gode dei patrocini dei Comuni di Arezzo e Siena, dell’Istituzione Giostra del Saracino e del Consorzio Tutela del Palio di Siena e che nasce da una promessa fatta a Tripoli Torrini da Roberto Parnetti al termine della cerimonia, da lui stessa organizzata nel 2013, per festeggiare il centesimo compleanno del cavaliere. Cerimonia che vide per la prima volta uniti il mondo della Giostra e quello del Palio alla presenza dei Rettori dei quattro Quartieri e dei Priori delle Contrade con cui Tripolino ha vinto a Siena nel corso della sua carriera.




Il nostro Riccardo Pichi, in seno alle ricerche della commissione cultura del nostro Quartiere, ha rinvenuto un testo datato 1606 ove si narra di festeggiamenti nella città Granducale di Pisa e si richiede la presenza dei Giochi di "Giostra ad Burattum" della città di Arezzo per i festeggiamenti dello sposalizio dei Nobili Enea Piccolomini e Caterina Adimari

“Relazione delle giostre, abbattimenti d'armi, casi armigeri, et ballo marziale rappresentati per ordine di Madama Serenissima di Toscana nelle celebri nozze del Sig. Cavaliere Enea Piccolomini e della signora Caterina Adimari sua consorte questo carnevale in Pisa, l'anno 1605”

Una grande sodddisfazione per il nostro Quartiere poter pubblicare nella sezione "pubblicazioni storiche" sia il testo originale che la relazione.

pdf Giostra dell'aretino Re delle Indie a Pisa nel 1606 (639 KB)

pdf Relatione delle giostre abbattimenti d armi - 1606

 

 

Nei giorni di festa per la Madonna del Conforto ci piace ricordare, con un articolo che Enzo Droandi scrisse in occasione della Giostra del 1996, che 220 anni fa proprio nelle vie del nostro Quartiere veniva per la prima volta “corsa Giostra” in suo onore.

Domenica, 28 Gennaio 2018 14:35

 «... Dimentica la morte toto coelo raggiunta e l’ergotante balbuzie dei dannati! C’era il giorno dei viventi, lo vedi, e pare immobile nell’acqua del rubino che si popola di immagini. Il presente s’allontana ed il traguardo è là: fuor della selva dei gonfaloni, su lo scampanío del cielo irrefrenato, oltre lo sguardo dell’uomo - e tu lo fissi. Cosí, alzati, finché spunti la trottola il suo perno ma il solco resti inciso. Poi, nient’altro.»
Eugenio Montale Palio

Scartabellando tra vecchi tomi, che Google scannerizza e mette a disposizione di tutti, abbiamo trovato un libro del 1680 "Le origini della lingua italiana compilate dal s.re Egidio Menagio gentiluomo francese. Colla giunta de Modi di dire italiani" per i signori Accademici della Crusca.

Il testo, tra i tanti lemmi, riporta anche la definizione di "COLCITRONE" il vecchio sopra-nome in italiano volgare ... "volgato" del nostro Quartiere. La definizione iniziale fu data già nel MDCCXLII dal Redi, nel secondo tomo delle sue opere, e viene derivata dal fatto che il colle ove era posta la porta era definito il "colle di Citerea" ovvero il "Colle di Venere". Quindi tutte le vecchie dicerie che riportavano il nome derivato dal colle dei Citroni (quindi limoni) paiono errate. Il colle di Citerea sarebbe stato il colle della "Bellezza"!


COLCITRONE
Porta Colcitrone, è una delle Porte della Città di Arezzo: e fu così detta per esser posta sopra una collina; laquale anticamente chiamavasi il colle di citrea. Le Chiose sopra i seguenti versi del
Capitolo XII° di Ser Gorello,
"che tutti sbigottiti volta denne
A Colcitrone; e poi non s'appressaro
Al Cassar per difesa pur un cenno:
Hic dicit qualit omnes fugerunt ad Portam Collis Citeree, vulgò" Porta Colcitrone.

E le stesse Chiose sopra que versi del Capitolo secondo
"In Crocifera voglio incominciare,
Perch'è la sommità de'miei confini:
Hic incipit numerare è Nobilibus, qui habitabant juxta Portam Colli Citerea, vulgò Porta Colcitrone; qua in primis temporibus Christianitatis ad exhortationem Cleri, e devotorum Monachorum in publicis Scripturi fuit appellata Porta Crucifera, ut non recordarentur ampliòs nomen Citerea, id est Veneris. Sedfrustrà: nam Populus semper voluit dicere Porta Colcitrone."

E questa anche è osservazione del Sr. Redi.


Il libro, nella sua interezza, è consultabile e scaricabile nella sezione Download - libreria storica del nostro sito 

Venerdì, 01 Settembre 2017 16:42

Rodolfo Raffaelli: “Mio padre Ciuffino, Colcitrone e la goliardia dei primi quartieristi”. Aneddoti e ironia del mondo della Giostra

"Una volta ho alzato la lancia vestito da capitano: nell’albo d’oro c’è il mio nome, ma io in realtà in quell’occasione ero solo la controfigura di mio padre". E’ un ricordo indelebile, che tocca il cuore di chi lo racconta e di chi lo ascolta raccontare. E’ il ricordo di Rodolfo Raffaelli, il figlio di Guido conosciuto dal popolo della Giostra come Ciuffino, il Capitano più vittorioso nella storia della manifestazione. Questa sera la prova generale sarà dedicata proprio a Ciuffino: “E io - annuncia il figlio - entrerò in piazza riservando una piccola sorpresa”.

Rodolfo è uno dei quartieristi storici di Porta Crucifera, la sua famiglia, insieme a quella di Vannozzi, ha scritto intere pagine della vita del quartiere. Raffaelli, infatti, ha visto Colcitrone crescere, cambiare, attraversare momenti difficili e rinascere. “Negli anni sono cambiate molte cose, basti pensare che una volta alle cene propiziatorie eravamo 200 mentre oggi invece siamo arrivati a 800. E tanti ragazzi oggi vivono il quartiere ogni sera”.

Martedì, 29 Agosto 2017 15:00

La Giostra del 17 giugno 1978 - corsa il 23 in quanto rimandata per la pioggia - fu caratterizzata da un fatto mai accaduto e che mai più accadrà: si cambiò il punteggio assegnato dalla Giuria e già annunciato dall’Araldo.
Il colpo di Porta Santo Spirito, sùbito alla prima carriera, fu evidente a tutta la Piazza: UNO, mentre la Giuria concesse un QUATTRO. Nel finimondo che ne seguì, l’intraprendenza di Luigi Pelini, consigliere di Porta Crucifera, portò dopo l’intervento della Magistratura al fatto clamoroso di modificare il punteggio, con l’assegnazione definitiva a Santo Spirito dell’UNO effettivamente marcato.
Tutti sapranno che in qualsiasi redazione antica e moderna del Regolamento del Saracino il punteggio assegnato dai Giudici «è immodificabile».

Di questo evento unico ne hanno parlato alcuni protagonisti: il giostratore di Porta Santo Spirito Carlo Veneri, il capitano di Porta Santo Spirito Marino Marzotti, l’araldo Gianfrancesco Chiericoni e la figlia di Luigi Pelini, scomparso due anni fa, Alessandra. La serata è stata condotta da Ugo Morelli con interventi di Angiolo Cirinei.

Sperando di aver fatto cosa gradita a tutti gli appassionati di Giostra e del nostro Quartiere abbiamo pubblicato, nella sezione download, oltre ad alcune vecchie pubblicazioni "storiche" di libri su Arezzo e o sulla Giostra dal 1500 ad oggi, tutti i numeri della nostra rivista "IL MAZZAFRUSTO"

In numeri parliamo di una collezione che abbraccia 42 anni di tradizioni del Quartiere di Porta Crucifera e della Giostra del Saracino e, tramite loro, di storia di Arezzo: dal 1975 ad oggi, 592 pagine, 77 pubblicazioni totali ... 84 Lance d'Oro passate da allora!!

Le prime pubblicazioni del 1975 sono titolati "Colcitrone": sono 2 ciclostilati voluti e realizzati dai ragazzi del Quartiere, dai "cruciferini".
L'intento era di dare una scossa alla Giostra che stava morendo, l'immagine in copertina (autore il rimpianto Giuseppe Friscia) del secondo numero ovvero la nave malmessa, con toppe nelle vele, ma che ancora è spinta dal vento debole della loro passione e del loro attaccamento.
Di fatto era una denuncia, ma anche un appello; che fece eco in città venendo ripreso e rilanciato anche da "La Nazione" il 17 Agosto 1975 con un articolo: "Rilanciano la Giostra i giovani cruciferini".

Di seguito, anche grazie alla loro "mossa" nel 1976 verrà pubblicato il primo "Il Mazzafrusto". Antonio Morelli sarà il Direttore Responsabile coordinando le 4 Società di Quartiere.
Il numero è storico non solo per la sua peculiarità e i "mostri sacri" che firmarono gli articoli, ma il 1976 è l'anno in cui si torna a correre una Giostra in notturna dopo 26 anni (1950), e anche perché dopo 23 anni (esclusa la straordinaria del '60) le Giostre tornavano ad essere due annualmente.

Si deve aspettare il 1991 per avere il primo "Il Mazzafrusto" numero unico, denominato - Rossoverde - interamente curato dal Quartiere di Porta Crucifera.

Da lì al 1995 il Quartiere pubblicherà il suo giornale a cadenza annuale come numeri unici: nel 1992 sarà "Il Mazzafrusto" - Colcitronese -; nel 1993 "Il Mazzafrusto" - Ghibellino -; nel 1994, sempre come numero unico annuale, cambierà il nome in "La Voce di Colcitrone"; ma già nel 1995 tornerà a titolarsi "Il Mazzafrusto", questa volta senza aggiunta di sottotitoli.

E' dal 1996 che "Il Mazzafrusto" da annuale diventa un periodico vero e proprio, inizialmente con cadenza bimestrale, la cui storia e racconti, custode degli umori e delle vicissitudini del nostro Quartiere, prosegue fino ai giorni nostri.

Ecco i numeri del Mazzafrusto a disposizione per il download, oltre a tutte le altre pubblicazioni disponibili

Martedì, 20 Giugno 2017 12:29

Il detto pronunciato qualche millennio fa di fronte al senato romano da Caio Tito citava “Verba Volant, Scripta Manent” che nella facile traduzione significa “le parole volano,gli scritti rimangono”. All’epoca e nel contesto in cui furono pronunciate facevano probabilmente riferimento a qualche accordo da mettere per iscritto per avere un successivo riscontro; queste parole, associate alla Giostra, hanno tutt’altra lettura. Questa manifestazione rappresenta per il popolo aretino una tradizione che ha visto intere famiglie tramandare di padre in figlio la propria passione, l’attaccamento al proprio Rione, ma non sempre la memoria è infallibile e i ricordi nitidi per raccontare gli episodi, gli aneddoti delle vecchie giostre. Per questo un ruolo fondamentale lo hanno giocato i numerosi libri che esperti di giostra con la loro passione si sono impegnati a scrivere nel corso degli anni.

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