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Tradizioni e ricordi


Mercoledì, 27 Luglio 2016 17:46

Bostoli, Bacci, Brandaglia, Pescioni. Queste sono quattro delle casate antiche che affondano le loro radici nel quartiere di Porta Crucifera. Sono stati protagonisti nella storia, nel bene e nel male, delle vicende cittadine. E se è vero che una comunità è fatta di famiglie, perché non parlare anche delle loro storie che hanno segnato il destino della città trasformandola in quello che è oggi?
I Bostoli sono un esempio perfetto di questo processo, perché nella loro storia familiare hanno spesso segnato le sorti di Arezzo.

Mercoledì, 27 Luglio 2016 17:39

Tutti noi abbiamo ben impressa nelle nostre menti la lancia d’oro della Giostra di giugno 2015; una lancia che oltre al suo significato primario si riveste di un valore aggiunto, dato dalla vittoria del nostro Quartiere.
A questo proposito siamo andati a sentire il ‘creatore’ delle lance: Francesco Conti. 
Anni di esperienza alle spalle per questo artista che ci racconta dal suo punto di vista quella che viene da lui definita come “una delle lance più significative della Giostra del Saracino”. Ci parla di come sia riuscito ad esprimere la sua creatività nella parte dell’asta: “oltre a ricreare la figura centrale che riporta il disegno del bozzetto, credo che l’asta sia molto significativa poiché ho tratto ispirazione da un monumento dell’artista Pietro Cascella dedicato ad Auschwitz”.

Mercoledì, 27 Luglio 2016 17:03

Sono più di trent’anni, e quindi, oramai, almeno una sessantina di Giostre, che la realizzazione della “lancia d’oro” cerca in personaggi o in avvenimenti la propria identità, tanto da trovarcene dediche specifiche; e succede spesso che ai più appassionati questa dedica fornisca motivo di discussione, suscitando consensi o dissensi. Sono stati di più questi ultimi, allorquando si seppe che la “lancia” del Saracino di giugno 2015 avrebbe ricordato i «70 anni dalla liberazione di Auschwitz», intendendo con ciò l’apertura dei cancelli del campo di sterminio da parte dei militari sovietici avvenuta il 27 gennaio 1945. Riuscì difficile a molti, difatti, trovare il nesso tra questo avvenimento, Arezzo e la Giostra, e in tanti si strinsero le spalle in una rinuncia a favore di non meglio precisati capricci politici.

Mercoledì, 27 Luglio 2016 16:58

I meno giovani lo ricorderanno. Soprattutto a Porta Crucifera perché la sua carriera di giostratore è stata unicamente legata al quartiere rossoverde. Fernando Leoni, detto Ganascia per le sue vistose mascelle, ha corso la Giostra dal 1961 al 1968. Una sola vittoria, il 4 Settembre 1966, ma in tempi decisamente magri. Per Colcitrone quella lancia d’oro fu l’unica in 14 anni, dal successo di Marino Gallorini e Arturo Vannozzi nel 1958 a quello di Gabriele Tabanelli e Vittorio Zama nel 1973. La vittoria di Ganascia, in coppia con Marcello Formica, rappresentò quindi un lampo capace di illuminare quei lunghi anni purtroppo avari di risultati per Porta Crucifera.

Mercoledì, 27 Luglio 2016 14:57

Del fare Giostra strettamente contemporaneo c’è ben poco che, nei miei giudizi, salverei dalla Geenna dopo di aver fatto d’ogni erba un fascio. Sicuro di schivare l’arcinoto pericolo di questo agire prestando sola attenzione a non stringere col giunco insieme alla malerba anche «A sQuola di Giostra»! Riprendo dal 6 marzo scorso quando a Santo Spirito è iniziato il secondo anno della «sQuola» col parlare dei costumi.

Mercoledì, 27 Luglio 2016 14:46

Durante i viaggi a bordo di questa nostra “terza pagina” abbiamo visto Arezzo e il suo territorio con gli occhi benevoli di tanti scrittori. Adesso, invece, diamo qualche occhiataccia, con osservazioni critiche che abbracciano la città e gli aretini dal XIV al XX secolo. Ci paiono tutte, nel loro contesto, sostanzialmente giustificate dalla realtà dei fatti, e alcune anche di un’attualità sconcertante; ma non si creda a una nostra adesione aprioristica a queste occhiatacce... Sappiamo però quanto la storia, la storia di una città, e di una città toscana, sia legata a certe premesse e conclusioni che, per quanto vere in linea di massima, tendono a idealizzare e quindi, in un certo senso, a falsificare caratteri e valori. Si sarebbe insomma, solo a benevolmente guardare, a esaudire un bisogno psicologico-spirituale campanilistico al di là e al di sopra di qualsiasi criterio storico-critico.
Il testo è in gran parte formato con i contributi storici degli autori riportati tra parentesi tonda seguita da asterisco e raccolti in “POLITICA E ISTITUZIONI AD AREZZO dall’Alto Medioevo all’Età contemporanea” a cura di Luca Berti, Società Storica Aretina, Arezzo, 2013

 

Mercoledì, 27 Luglio 2016 14:30

Biografia: Scrittore e giornalista italiano (Vicenza 1907 - Londra 1974). Formatosi all’incrocio di un cattolicesimo sensuale con un illuminismo attinto ai moralisti francesi del Sei-Settecento, aperto alle influenze del freudismo e dell’esistenzialismo, Piovene indagò le passioni e i vizi umani. Tra i romanzi più noti: Le furie (1963), in cui ha tentato di applicare la tecnica del nouveau roman, dando particolare rilievo alla memoria di un mondo in decadenza di fronte al quale lo scrittore subisce rimorsi e inibizioni, non senza però lasciare nel lettore un sapore di ambiguità; e Le stelle fredde (1970, premio Strega), in cui ritorna con gli stessi simboli la materia autobiografica.

Mercoledì, 27 Luglio 2016 14:22

Pseudonimo del giornalista e scrittore italiano Curzio Suckert (Prato 1898 - Roma 1957). Personalità poliedrica, indipendente e controversa, passò dall’adesione al fascismo, all’antifascismo (che gli procurò nel 1933 il confino), al filocomunismo. Scrisse acuti testi politico-letterari, tra cui Italia barbara (1925), e romanzi quali Kaputt (1944) e La pelle (1950), crude testimonianze sulle atrocità della guerra.

Mercoledì, 27 Luglio 2016 14:12

Pietro Pancrazi nacque a Cortona nel 1893 e morì a Firenze nel 1952. L'attività di Pancrazi fu soprattutto di critico, dedicata in prevalenza alla letteratura italiana contemporanea, nel cui ambito ha tratteggiato essenzialmente il ritratto umano e morale degli scrittori.

Mercoledì, 27 Luglio 2016 13:08

Con questo appuntamento entriamo nel Novecento letterario, partiti come eravamo dal nostro dugentesco Guittone. Ci entriamo con uno dei maggiori poeti italiani di quest’epoca, Salvatore Quasimodo.
La sua poesia scelta per il nostro caso trae ispirazione diretta dal Palio della Balestra di Sansepolcro, che assurge così a un’elevata dignità potendosi confrontare - in questo - col Palio di Siena cui Eugenio Montale dedicava una lirica pubblicata nel 1939.
E con la celebre Palio montaliana, mi pare Quasimodo cerchi in un punto del suo testo il confronto, quando vede «senza tamburi vittoriosi» i balestrieri, un sommesso controcanto ai «tamburi che ribattono a gloria di contrade» notati da Montale a Siena.

Mercoledì, 27 Luglio 2016 12:48

Faustina nacque ad Arezzo (probabilmente nel palazzo di via Mazzini) il 1° marzo 1650 dal nobile Bernardino degli Azzi e da Virginia dei nobili di Monte Sperello, famiglia di Perugia. Coltivò la poesia fin da fanciulla e divenne così famosa che il 28 settembre 1691 fu accolta nell’Arcadia con il nome di Selvaggia Eurinòmia (una selvaggia dal buon naso) (per i suoi “versi leggiadrissimi e di totale soddisfazione”).

Mercoledì, 27 Luglio 2016 12:33

La Terza pagina è stata, storicamente, lo spazio che i quotidiani italiani hanno dedicato alla cultura.

Ha costituito l’indice del prestigio di un quotidiano e ha rappresentato uno spazio proficuo e importante per la crescita culturale dell’Italia, oltre ad essere una peculiarità dei giornali della penisola. […] Nella stampa dell’Ottocento, e del primo Novecento, tutti i quotidiani avevano quattro pagine. La prima ospitava l’articolo di fondo e la cronaca dei fatti più rilevanti della giornata.

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