Fantasticandando pel nostro Rione

Primo di marzo 1531. Su per piaggia san Bartolommeo girato l’angolo della casa di Davidino:
- O dove andate, con questo tempaccio?!, messer Giorgio.
- No, qui, da Giovanni Apolloni (dove stanno Stefano e Nicola), dovrò affrescare un san Giovanni Battista nel tabernacolo della Madonna della porta Colcitrone, il cavalier Apolloni è provveditore. [1]
Già, la chiesa di santa Maria della Porta, proprio in piazza di Porta Crucifera.

“Quanto mi piacerebbe per Porta Crucifera il recupero a centro di culto del Quartiere della chiesa di santa Maria della Porta [e magari con la] fontanina per i battesimi” [2] proprio dove c’è la fonte, in piazzetta. E rivedo anche la Giostra al Buratto, corsa qui l’otto di luglio 1804, festa della Madonna della Porta.
Colcitrone, la Mafalda di tra le sue frutta, o dell’ultima bottega, e via Pescioni arcigna, millenni, poi saliscendo Borg’unto. Il vecchio fabbro, un’occhiata ai ferri di Gianni e costeggiando la torre dei Lappoli, il negozio del Bardi, cammino sulle lastre di Piazza col capo reclino. Me lo fa sollevare il saluto di Sandro ma la fuga delle Logge non lascia tranquilli. Oh, ma c’è il Capitano… dov’era Badiali, l’odore d’inchiostro ha dato il posto al profumo di sugo. Dal Pretorio mi pende sul capo la storia, di fronte, nel verde, Neruda, Asturias e Rafael Alberti che si fanno la foto col bronzo di Abel Vallmitjana. Il pozzo di Tofano, e mi pento di certe virtù. Via dell’Orto, ma non qui, laggiù, verso il Comune lo vedo sortire e lo sento parlare tra sé. Capisco soltanto: “[…] com’uomini eletti ultimi vanno, / Vidi verso la fine il Saracino / Che fece a’ nostri assai vergogna e danno.” [3] E penso che con la Giostra non c’entri ma col tempo d’allora sì. Antica moderna, che cosa?, è via Cesalpino, dove nacque Pietro Aretino: “[…] intenerirsi con le dame e darsi con esse bel tempo.” [4] ha scritto quasi a consiglio. Ahimè, io senza seguirlo giro in via Bicchieraja e da via Seteria me ne torno quassù. Ripassando da Piazza e pensando alla data tra sei mesi mi dico non sarà più così, tra poco già buio con la fonte soltanto a intaccare il silenzio. Cos’altro fare?, stasera, che non trascriver qui sotto


LA MIA GIOSTRA

Nel tumulto della notte innanzi
non una scoria se ne resta immota
al canto di vivaci dissonanze,
e dall’alto pende la passione.
Che ritorni pure, proseguendo,
col suo vino ad arrossare l’uomo
mentre le selve sui poggi è sera
virano al bruno le speranze attese.
Anarchico girovago
tra colori e cielo tramontato
d’oro che sbianca nel crogiuolo,
nulla si salva di quanto non si perde.
Fermi gli orologi fermo sull’arcione
ogni vergogna deposta qui m’affiggo
per lasciarmi dietro sulla pista
una scia di polvere bruciata, viva.
Clangore di ferraglia sforzo estremo
gira e sulle lastre scendono le ombre,
sintesi di sempre l’asta ondeggia
affonda riemerge, madida di gloria.


Note:
[1] “Il libro delle ricordanze di Giorgio Vasari”, a cura di Alessandro del Vita, Arezzo, 1938;
[2] Angelo Tafi “Qualche riflessione per il Quartiere di Porta Crucifera”, in “il Mazzafrusto”, agosto 1992;
[3] Francesco Petrarca, “Rime – Trionfo della Fama” II, 9 – Firenze, 1858;
[4] Pietro Aretino “Le carte parlanti” Palermo, 1992. 


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