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Le radici delle Giostre Aretine: nobiltà, cavalieri e Giostre nel medioevo

20 Marzo 2019

Anche il Professor Alessandro Barbero, noto volto televisivo e tra i più famosi medievisti italiani, parla delle giostre di Arezzo nel Medioevo; l'occasione è la lectio magistralis “Dante e la nobiltà”, tenuta nella prestigiosa “Festa Internazionale della Storia” organizzata dall'Università di Bologna nello scorso Ottobre, sul tema della nobiltà e dello status di cavaliere nel Medioevo tra Arezzo, Firenze e Bologna,  analizzando gli scritti di poeti e giuristi passando per la vita dell'Alighieri.
L'episodio aretino si inserisce nel periodo della definitiva supremazia del Comune sul contado, a cavallo tra l'undicesimo e il dodicesimo secolo, con la conquista di considerevoli territori e una massiccia inurbazione di potenti consorterie oltre a numeroso popolo. Crescita confermata da riforme istituzionali, dall'ordine di Papa Innocenzo III di trasferire la “domus Dei” assieme alle abitazioni del clero dal colle del Pionta all'interno della città e la nascita dell'università: lo Studium aretino. Il forte sviluppo economico e demografico si accompagnò all'ampliamento delle mura cittadine che passarono da 17 a 42 ettari e poi, per tutto il secolo, dare il via ad un forte impulso urbanistico.

All'inizio di questa cosiddetta seconda fase comunale risale anche il famoso documento del 1196 ove sono citati i “... consules civitatis et societatum ...”, assieme a “... decem boni homines per unamquamque portam civitatis ...”, che indica aggregazioni territoriali abbinate alle porte cittadine: che sappiano saranno i Quartieri Porta Crucifere, Porta Burgi, Porta Fori e Porta Sancti Andree.
E’ in questo clima che a seguito della presa e disfacimento delle forze comunali del paesino fortificato di Turrita, appartenente al Monastero delle Sante Fiora e Lucilla, tal Ughetto di Sarna, di origine servile e provinciale che ivi abitava, si trasferisce in città affrancandosi e facendo fortuna.

La documentazione ci arriva dal processo che al momento della sua dipartita, alla metà degli anni Trenta, l'Abate intenta per rivendicarne l'eredità: i testimoni, chiamati a chiarire se fosse stato “... liber homo ...”, riportano che in città fu considerato come cittadino: “... sicut aliquis honorabilis civis originalis civitatis …”; ciò era provato dal possedere una casa entro le mura, provvedere alle incombenze amministrative e fiscali, godere di agiatezza economica. Emergeva inoltre che Ughetto era anche un militare: un cavaliere; lo desumevano dal suo stile di vita e fra le abitudini che lo contraddistinguevano vi era, appunto, quella di partecipare a giochi d'arme a cavallo: “... vidit eum pluries ludere cum armis ... cum equis …”, questo lo elevava de facto nella considerazione popolare “... more nobilium ...”.

Sfortunatamente per i figli la sua morte avvenne quando il Comune, in un momento di debolezza politica, per liberare la città dall'interdetto lanciato dal Vescovo, dovette sciogliere dal legame di cittadinanza chi si era affrancato a danno di enti ecclesiastici. La vicenda del cavaliere da Sarna si intreccia quindi con gli eventi cittadini, lasciandoci una fotografia societaria conflittuale e stratificata, ma dinamica e inclusiva, ne segna le stigmate l'integrazione tra gli “honorabiles cives originales” e i nuovi abitanti.

La storia di Ughetto è quindi riportata dal professor Barbero (dal minuto 22,50 circa) come archetipo della mobilità sociale anche per i milites cavalieri: analogia di nobiltà rappresentante uno status di potere e preminenza sociale, ne evidenzia un'apertura sostanziale. Ciò ci riporta alla maggiormente celebrata ricordanza del 1260 del “... magnum Torneamentum ...” a spade sguainate e della giostra all'incontro: “... hastiludium ...corpore ad corpus ...”, per le feste di addobbamento di Ildebrandino Giratasca all'Ordine dello Speron d'Oro.

Barbero con il suo intervento sdogana questa documentazione, un po' trascurata dalla storiografia sulle giostre aretine, non avendo timore di indicare, anche se non ne sappiamo le specifiche, quel: “... ludere cum armis ... cum equis ...”, con l'appellativo di giostre; una certificazione di assoluto valore per la memoria medievale forse più antica, che con “... vidit eum pluries ...” sigillerebbe come usanza cittadina, e non solo come isolati eventi, le radici di questa nobile arte equestre ad un soffio dal XI secolo.

Riccardo Pichi

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Fonti e approfondimenti:
Alessandro Barbero: conferenza “Dante e la nobiltà” (video allegati)
Giovanni Tabacco: “Nobiltà e potere ad Arezzo in età comunale”: in Atti e Memorie della Accademia Petrarca di lettere, arti e scienze di Arezzo, vol. XLI, 1973-1975.
Jean Pierre Delumean: “Le origini del comune aretino e le vicende successive fino al XIII secolo (1098-1222)”; in Annali Aretini XIII della Fraternita dei Laici, 2004.
Piero Angela, Alessandro Barbero: “Dietro le quinte della storia“, 2012.

Video completo della conferenza: https://youtu.be/T9E73bI3LKc


  •   Vacchetta bassorilievo Albergotti



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