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Porta Crucifera a ''Coloro che non hanno visto''

23 Giugno 2009

Chi sopravvive al tempo per altro tempo, è destino che si trovi sempre più spesso a dover chinare la testa per doveroso omaggio agli amici che invece si sono innanzi avviati alla tomba; e più la dimensione sodale è ampia, maggiori saranno purtroppo queste occasioni. Quando poi si appartiene a un contesto come quello di un Quartiere – per caso di nascita o per residenza o per scelta – a una certa età pare veramente che simili tristi momenti rappresentino delle troppo frequenti costanti. Quanti vedranno?


E anche così il tempo scorre, denotandone la storia, nel microcosmo Quartiere; e quando la vittoria arride ai propri colori, ben pochi sono coloro che, nell’esaltazione del momento, riescono a non dedicare in cuor loro qualche memore lacrima a “Coloro che non hanno visto”.

romeoA testimonianza, possono servire le parole e parole scritte, ove ricorra il caso che tra “Coloro che non hanno visto” si debbano ricordare due personaggi come Antonio Morelli e Romeo Toci. A Tonino e a Romeo, per le motivazioni espresse e non espresse, in questi giorni di festa per la vittoria riportata in Piazza Grande nelle carriere della Giostra del Saracino del 20 scorso, è particolarmente dedicato il sottostante scritto; ma anche a tutti quanti Gli altri che, nella storia, hanno sofferto e gioito per i colori rosso e verde.
E’ ispirato da un mondo altro (e alto) che anche Voi conoscevate, ma qui la diversa, toccante quanto triste, realtà si fa inesorabilmente comune.

Vi abbiamo dato:
Occhi per vedere – i tiri: il quattro, modesto e perfetto, consapevole, prima pietra della vittoria; e i centri smaglianti, folgori divine nel cielo autunnale di questo… Giugno fatato.
Orecchi per sentire – gli urli, le imprecazioni, gli scongiuri, il silenzio… il tripudio finale.
Bocca per parlare – e urlare, imprecare, scongiurare, fare silenzio…berciare la gioia.
Naso per aspirare – la sera autunnale, la polvere, l’odore della pioggia… e del sudore negli abbracci.
Mani per toccare – i tavoli, le sedie, i palchi, i ferri … e il legno dorato.
E Vi abbiamo dato anche gambe, gambe per correre all’impazzata, giù per Borg’unto, sulle lastre che vi videro bambini, verso la terra… verso la luce della vittoria!

Ma senza il vostro passato, il nostro sarebbe un povero presente, e il futuro improbabile. Perché vero è quello che sta scritto in Colcitrone nei giorni della Giostra:
« il futuro nella memoria ». 

(A.C.)




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