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La famiglia dei Girataschi

25 Aprile 2006

Nobile e antichissima, la famiglia dei Girataschi fu tra le più importanti nell'Arezzo dal'alto Medio Evo fino a tutto il 1200.
Il loro stemma era uno scudo di color turchino con una fascia d'oro. La dimora, ampia e sontuosa, si trovava nell' area compresa tra I'odierna Via Pescioni (allora chiamata Contrada da Perini a Colcitrone), Borgunto (in passato Scale da Bedini a Perini, nome che sottolinea la presenza di scalinate per salire da Piazza Grande verso Piazza San Niccolò) e Piaggia di San Bartolomeo, il cui nome originario era Contrada tra Ie Mura Vecchie: un chiaro riferimento a preesistenti strutture difensive, forse una cinta Etrusca, o forse, con maggiori probabilità, una muraglia dei secoli precedenti il Mille.

L'ingresso del palazzo Girataschi si trovava proprio sulla Piaggia di San Bartolomeo. Al centro di un ampio e accogliente cortile c'era un pozzo di pietra scolpita di forma ottagonale. La casa era, un po' come tutti gli edifici aretini, costituita da blocchi di arenaria, ma addolcita da elementi di travertino, probabilmente recuperati da edifici di epoca romana.
Nella zona ce ne erano molti.
La stessa chiesa di San Bartolomeo, che si trova proprio di fronte al palazzo Girataschi, si appoggia parzialmente su un basamento di travertino che potrebbe essere ciò che resta di un tempio pagano.
II muro è ben visibile lungo la strada e, in passato, ha dato luogo a molte interpretazioni. L'ipotesi del tempio appare la più logica considerando, peraltro, che ci troviamo in un luogo che, fin dalle epoche più remote, ha sempre costituito un sito sacro, vecchio di almeno 2500 anni, nel quale edifici religiosi si sono succeduti fino all'attuale chiesa di San Bartolomeo, altomedioevale se non paleocristiana, e documentata già dopo il Mille. Oggi è povera ed essenziale. Ma prima del 1500 era riccamente affrescata (10 riferisce anche Giorgio Vasari) e con altari e statue finemente scolpiti.

I Girataschi erano imparentati con i Ranierguidi e i Raniertotti. Altre famiglie di alto lignaggio nell'Arezzo del tempo quando la città, ormai cosciente della propria forza e della propria capacità, era in fase di grande espansione urbanistica dalla parte più alta della collina verso il piano.
La disputa politica tra guelfi e ghibellini creò una netta divisione tra i Girataschi che si divisero in due rami distinti: i Girataschi Tasconi e i Manovelli. Fu forse il motivo che portò al decadimento della famiglia. Si sa che già nel 1300 il bel palazzo di Piaggia di San Bartolomeo non apparteneva più ai Girataschi, ma ad un certo Messer Tebaldo. La struttura, o parte di essa, divenne palazzo del Podestà. E questo può chiaramente far comprendere di che tipo di edificio si trattasse.
Grandioso, torrito e sicuramente monumentale, al punto di divenire il palazzo scelto per ospitare una delle più alte cariche pubbliche cittadine.
Dei Girataschi si sa ben poco.
Ma la loro importanza nel tessuto civile e politico aretino si può intuire dalla gran festa e dagli onori tributati a Ildebrando dei Girataschi quando fu fatto cavaliere la seconda domenica di maggio del 1260.
La cronaca è arrivata ai giorni nostri grazie a Francesco Redi che conservava I'antico documento tra le proprie carte. Fitto il succedersi degli avvenimenti: dal giuramento in Comune (nel Palazzo poi distrutto di Via Pellicceria) alia benedizione nella Cattedrale. Dalla cena a pane e acqua nella casa di Ridolfone in compagnia di due eremiti di Camaldoli alia veglia di preghiera in Cattedrale assieme a Ridolfone, a due sacerdoti e a quattro tra i più valorosi cavalieri aretini: Ugo da San Polo, Andrea Marabottini, Alberto Domigiani e Gilfredo Guidoterni.
Ma quello che maggiormente può sottolineare la potenza dei Girataschi sta nel racconto sulla ricchezza delle vesti e sulla magnificenza della cerimonia. IIdebrando si presentò con un vestito bianco interamente di seta e una stoia ed un cinturone rossi con ornamenti d'oro. In chiesa calzò gli speroni, anch'essi d'oro.
E c'è da immaginare che anche la spada, che gli fu consegnata da una ragazza, Alionora di Berengherio, avesse un'impugnatura preziosa. Poi la festa con un ricco pranzo nel palazzo di Piaggia di San Bartolomeo. Sotto Ie finestre uomini e donne attendevano il momento in cui venivano lanciati pane, carne e altri cibi. Per molti popolani era una delle poche occasioni per mangiare dignitosamente. Per i ricchi era invece un modo per dimostrare magnanimità, ma anche per rendere ancora più evidente tutta la loro potenza nei confronti della gente comune. Poi il torneo in una Piazza Grande allora molto più ampia rispetto ad oggi. Vinse, guarda caso, proprio IIdebrando Girataschi. II premio fu un drappo di seta e Ildebrando lo donò alla bella Alionora di Berengherio. E la sera ancora una cena sfarzosa con doni per tutti coloro che avevano partecipato alla festa. E' l'immagine che il Medio Evo ci ha tramandato dei Girataschi: una famiglia potente e ricca che ha sicuramente influito sulle vicende e la storia di Arezzo fino al 1300.

FABIO POLVANI




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