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La Casata dei Bostoli

27 Luglio 2016

Bostoli, Bacci, Brandaglia, Pescioni. Queste sono quattro delle casate antiche che affondano le loro radici nel quartiere di Porta Crucifera. Sono stati protagonisti nella storia, nel bene e nel male, delle vicende cittadine. E se è vero che una comunità è fatta di famiglie, perché non parlare anche delle loro storie che hanno segnato il destino della città trasformandola in quello che è oggi?
I Bostoli sono un esempio perfetto di questo processo, perché nella loro storia familiare hanno spesso segnato le sorti di Arezzo.


In una società che aveva superato da poco la paura dell'anno Mille, una profezia sosteneva che il mondo sarebbe finito, la società si riprende e prova a reinventarsi.
E' in quel clima di stupore e di voglia di vivere che nascono molte delle famiglie di mercanti che saranno protagoniste della storia di Arezzo nei secoli a venire.
Cittadini intraprendenti, mercanti di guado o di cotone, possidenti del contado. Tutti accomunati dall'intraprendenza e anche, perchè no? Dalla sete di potere.
bostoli trspLa famiglia dei Bostoli appare per la prima volta nei documenti relativi alla consorteria dei Lambardi di Carpineto, potente famiglia di origine longobarda. Secondo alcuni documenti dell'anno 1148, i Bostoli e i Lambardi avevano un parente in comune, anche se non è certo se fosse di sangue o acquisito per matrimonio.
Ciò che è sicuro è che sono propietari di un grande palazzo posto in contrada San Martino, nel cuore della città antica. Alcuni studiosi, ad esempio il Giorgi, ritengono che la loro improvvisa fortuna derivi dai possedimenti nelle campagne di Arezzo. Quale che sia l'origine della loro ricchezza, i Bostoli diventano in breve tempo una delle famiglie più influenti della città del XII secolo.
Bostola di Ugone è il primo esponente della famiglia ad essere citato nei documenti cittadini. Nel 1148 è tra i rappresentati del comune alla firma di acquisizione del castello di Vitiano e dopo solo cinque anni raggiunge la più alta carica cittadina: il consolato.
In quel periodo Comune e Vescovado vivevano un periodo di pace. Solo nel 1203 il Vescovo sarà costretto ad abbandonare la cittadella del Pionta e venire a patti con il potere del Comune. Tra i protagonisti dello scontro tra i due poteri troviamo anche i Bostoli. Sarebbe estramemente complesso riassumere tutte le loro vicende politiche in così breve spazio, quindi soffermiamoci su un episodio curioso che vede protagonista un rampollo di questa nobile casata.
Il Pasqui ci parla di un interessante avvenimento accaduto nel 1260. La città era in festa per la nomina a cavaliere di Ildibrandino Giratasca. Al centro dei festeggiamenti c'era ovviamente un torneo, o una giostra, che possiamo immaginare abbastanza simile all'odierno Saracino. I giovani delle famiglie nobili si sfidavano in vari giochi di guerra tra cui l'hastiludio, una forma di gioco cavalleresco diffuso in Italia che prevedeva l'uso di armi di legno o armi senza lama. Al culmine della giornata era previsto la giostra con scontri individuali. A fronteggiarsi troviamo Vico de Pantaneto e Toniaccio Bostoli. Il primo riuscì a sbalzare di sella l'avversario, che cadde rovinosamente a terra. Toniaccio protestò, dicendo che era colpa di uno scarto del cavallo, ma i giudici furono severi e assegnarono la vittoria a Vico. Toniaccio dovette sottomettersi e fu portato in giro per la città su una lettiga derisoria, per essere preso in giro dai popolani. Anche se l'episodio è negativo, era comunque un privilegio perché riservato solo al ceto più potente della città.
Per approfondire:
Palazzo Bostoli. Attività mercantili e vicende familiari nell'Arezzo dell'anno mille di Andrea Barlucchi, editrice Le Balze

 

Di Palazzo in Palazzo
Il palazzo originariamente appartenuto ai Bostoli è andato distrutto molto tempo fa, ma le loro tracce non sono scomparse, non del tutto. Anzi oggi una delle loro residenze cittadine è al centro della vita sociale di Arezzo e forse... non tutti lo sanno.
bostoli 2Andiamo per ordine. Il primo insediamento della famiglia era un palazzo fortificato in contrada San Martino. Per tutto il Ducento possiedono questo palazzo fortificato, anche quando la politica li costringe ad andare in esilio. Sotto il dominio dei Tarlati, siamo ormai nel Trecento, quelle abitazioni vengono espropriate, si potrebbe dire, divenendo proprietà statale per essere poi rivendute ai privati. In quel periodo però i documenti non parlano di palzzi veri e propri, ma di orti e piazze perché le rivolte del secolo precedente avevano danneggiato così tanto le loro case da distruggerle. Sì, la vita nel Medioevo era certamente movimentata.
Facendo riferimento ai documenti di epoca Fiorentina, siamo alla fine del Trecento, abbiamo maggiori notizie. Si parla di due palazzi uno sito tra San Michele e la Pieve e uno in contrada Lastreghi nel quartiere di Porta del Foro, abitate da due rami diversi della famiglia. Nel pressi dell'attuale Corso vivono i parenti di Ludovico e Meo mentre nell'altro palazzo vive la famiglia di Checco di Giovanni.
Ludovico Bostoli è stato un uomo di grande importanza, ma è del nipote Fabiano di Alberto che vogliamo parlare per descrivere il palazzo.
Fabiano era certamente un uomo colto, perché nel 1391 è tra i canonici del duomo, mentre nel 1398 è incaricato dal comune di tenere l'orazione funebre per il giurisperito Ludovico di Francesco Albergotti. Ed è lui nel 1409 a mettersi a capo di un gruppo di cittadini per tentare ancora una volta di liberare Arezzo dal dominio di Firenze. Nel 1409 la città è assediata dal re Ladislao di Napoli. I dettagli della manovra politica non sono certi, ma dalle indagini del magistrato fiorentino sappiamo che proprio Fabiano è considerato il più colpevole ed è condannato alla decapitazione. Per sua fortuna Fabiano era riuscito a lasciare la città e quindi a salvarsi la vita. Cosa ne sia stato di lui però rimane ancora un mistero. È importante dire che il ramo di Checco di Giovanni rimane estraneo a queste vicende, anzi, pochi anni dopo uno di loro viene nominato ambasciatore di Arezzo a Firenze.
E cercando negli archivi possiamo scoprire qualche dato interessante su quel famoso palazzo in Corso Italia. Dopo la condanna di Fabiano i suoi beni vengono messi all'asta, ma si salvano alcune quote ereditate dalle cugine Chiara e Mattea. Si parla di appartamenti superiori di un palazzo con a piano terra due botteghe. Le due donne finiranno per vendere al proprietario del piano terra: messer Altucci.
Il palazzo che acquista è relativamente piccolo con un lato sul Corso e uno su via Da Berardi a Perini... oggi via Mazzini. Ebbene sì, il famoso palazzo è proprio quello che oggi la famiglia Konz scelse per aprire il loro emporio, che è stato il bar “Gli Svizzeri” e che oggi è ancora al centro della vita sociale cittadina. Oggi lo vediamo nelle forme più Quattrocentesce nate dalla ristrutturazione degli Altucci, ma resta sempre una antica residenza di una ben più antica famiglia aretina.


  •  Fonte Notizie: Mazzafrusto - giugno 2016
  •  Autore: Chiara Barbagli


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