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2 settembre 1978: la 1a propiziatoria

20 Maggio 2017

Questa terza pagina è in bianco e nero, come i ricordi che vanno perdendo nel tempo i loro colori. Per fortuna ci sono successi nella lotta contro l’oblio, e non solo parodie, come lo scrivere «il futuro nella memoria» e poi agire in senso contrario, senza rendersi conto del vuoto che un certo «oggi» ha creato e crea verso tanto «ieri». Il «sempre» solo per le tradizioni si può ragionevolmente sperare; non si può ereditare - la tradizione - e chi la vuole deve conquistarla con grande fatica; non bastano le parole, anche se scritte in grande sugli striscioni …

In questo caso si tratta di un successo contro l’oblio, vi si raccontano fatti e non parole. Ugo Morelli - di prosapia rossoverde che più non si può, ex Capitano - ne conosce di fatti e qui sotto, accettando l’invito a scrivere su questa terza pagina, ce ne racconta uno: «la 1a cena propiziatoria» di Porta Crucifera. Un fatto assai importante per la nostra storia, grazie sentitamente.
Una spigolatura: uno dei due personaggi che si vedono in una delle foto mi pare proprio Enzo Catalani, Uello. Un’aggiunta personale: se la mia memoria, che va invecchiando al pari di tutto il resto, non vuol prendersi qui, proprio adesso, gioco di me, di quel Consiglio ero Segretario e in questa cena sedevo alla sinistra del Rettore, l’indimenticabile Tonino Morelli.

il capo che non si volge verso gli orizzonti scomparsi non è capace né di pensiero né di amore (Victor Hugo I Miserabili)

E’ una gelida domenica di gennaio. Il tramontano che soffia impetuoso, portandosi dietro qualche rado fiocco di neve, sembra volermi dire che oggi non è proprio il caso di uscire.
C’è da passare un pomeriggio e decido quindi di fare quel lavoro che da tempo mia moglie mi sta pregando di svolgere: pulizia, rendere dignitoso quel cassettone dove da anni finisce quel materiale (perlopiù cartaceo) ormai inutile ma che per qualche oscura ragione non riesco a buttare via. Finiscono nel saccone nero vecchi bollettini postali, cartoline illustrate spedite da tutto il mondo, ritagli di giornale ingialliti, vecchi fumetti.
D’un tratto la mia attenzione viene attratta da una vecchia busta da fotografo, di quelle con la scritta Kodak davanti e dalla quale fa timidamente capolino un pezzo di negativo. La apro e quello che ci trovo mi lascia senza fiato. Ci sono quattro foto in bianco e nero con lo stesso soggetto: la piazzetta di Porta Crucifera sempre uguale eppure così diversa. La vecchia cabina del telefono, il grande pannello per le affissioni sul facciatone dietro la fonte, il cartello di senso vietato verso Santa Croce.
Ma è quello che c’è al centro della piazza che mi lascia confuso: una fila di sedie e tavoli apparecchiati e ben disposti.
Qualche secondo e le tessere del mosaico della memoria vanno a posto come del resto mi conferma la scritta a lapis dietro le foto: è il 2 di settembre del 1978 e il Quartiere sta approntando la prima cena propiziatoria della storia.
Salgo di corsa la scala a chiocciola che mi porta alla libreria. Lì tengo un quadernone (residuo degli anni scolastici) dove negli anni ’70 appuntavo tutte le faccende inerenti il Quartiere; qualcosa su quella cena dovrebbe esserci. Altro che qualcosa, giudicate voi.
Il Consiglio direttivo del Quartiere riunitosi in data 17 agosto aveva deciso di cedere alle pressanti richieste dei giovani di allora (me compreso), che forti delle esperienze senesi chiedevano da tempo l’effettuazione di una cena la sera prima della Giostra.
Naturalmente il Quartiere era privo del pur minimo mezzo necessario a una cosa del genere e quindi si era deciso di cercare qualcuno di fuori che si prendesse tale incombenza. La scelta era subito caduta sui fratelli Drago, proprietari di due noti ristoranti e all’epoca autentici mostri sacri della ristorazione aretina. I Drago accettarono di buon grado ponendo una sola condizione: visto i grossi impegni del giorno dopo la cena non doveva superare le cento persone.
Il Quartiere accettò tranquillamente: cento commensali, all’epoca, era pura utopia; ma le tessere messe in vendita il giorno 28 di agosto sparirono nel giro di mezz’ora! Solo per le insistenze del Consiglio i Drago allargarono la cena a centoventi persone.
Le sedie e i tavoli furono presi sabato pomeriggio presso il ristorante «la Giostra» con il camion messo a disposizione da Piero Bacci (il babbo del Goccia) da un manipolo di volontari.
La cucina fu approntata nell’ultimo locale di Piazzetta all’angolo con via delle Terme. Lì lo staff del «Torrino», per la cifra di 8.500 lire a testa (25/30 euro), preparò una bella fantasia di antipasti, ribollita e pici al cinghiale, nodino di vitella ai funghi porcini con fagioli all’uccelletto. Tante furono anche le buone cose offerte da benemeriti quartieristi. Il nostro conte Vincenzo Borghini Baldovinetti ci inviò in omaggio tre damigiane del suo “rosso di San Fabiano”, mentre Mario Magi e suo nipote Enzo Laurenti (all’epoca prestante armigero) confezionarono una bellissima torta millefoglie. Michele Nocentini (il simpatico Michelasma) tagliò per ciascuno una fetta dei suoi ottimi cocomeri, mentre Silvio Castiglionesi (il popolare Coppi) fece girare per i tavoli quattro bottiglie di whisky. Insomma una bellissima serata in cui non mancò il mangiare e nemmeno, soprattutto, il buon bere.
L’aspetto più importante, però, è che quella cena aprì la strada a quelli che sarebbero diventati gli oceanici cenoni odierni, di cui quei centoventi quartieristi furono gli antesignani.
E ora la chicca finale. Dopo cena decidemmo di fare in gruppo compatto una passeggiata digestiva verso la parte bassa della città … Nel tratto di corso Italia compreso tra i Portici e piazza Sant’Jacopo avemmo un insolito incontro (scontro) con Santo Spirito e Sant’Andrea. E Giulio Rossi detto Jack, zio di Guidone, colcitronese di nascita, biancoverde per residenza e di professione barbiere in quel di Santo Spirito, passando casualmente con la moglie e entrato nel mezzo a far da paciere, ne buscò quanto un noce da tutti e tre i Quartieri, in quel momento stranamente uniti.

 




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