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Palafreniere al Capitano

20 Giugno 2017

In questa città, sedata quando dai suoi profitti quando dalle sue perdite, il Saracino è stato a lungo visto una noia al proprio bilancio, giusto come il “parente povero”, o il figliastro venuto a casa dall’orfanotrofio per le vacanze scolastiche. Poi, dagli anni Novanta – io dico memori del fatto che fin dal suo rinnovo nel 1931 il Saracino aveva chiara un’impronta dopolavoristica: «riduzioni ferroviarie» era scritto in fondo ai primi manifesti pubblicizzanti la manifestazione – le diverse volontà succedutesi nell’amministrazione comunale si sono rese conto che anche la Giostra poteva bene essere considerata «una festa in calzamaglia» e per tale essere quindi cucinata all’interno di quel calderone dove cuociono le politiche del turismo tipico paesano. Il risultato è e sarà sempre più evidente: «una festa “imbalsamata” nella quale si fa una parodia del passato», una semplice rievocazione storica, che per quanto bella possa essere, esce dall’armadio e vi rientra come un vestito buono per tutte le stagioni. Questo è quello che io penso oggi, ma non fu sempre così. Vi è stato un tempo, infatti, nel quale avevo fatto del Saracino una ragione di vita e questo soprattutto, devo riconoscerlo, mi veniva ispirato da una figura come quella di Guido Raffaelli, Ciuffino; tanto che per meglio figurare al suo palafreno, nel 1976, decisi di farmi crescere la barba, come lui. Tra il Settantacinque e il Settantasette, col ’76 nel mezzo quale grande gemma di un diadema, scalai posizioni su posizioni all’interno del Quartiere: giovane cruciferino, custode della sede, stalliere, palafreniere ai giostratori e al Capitano, stretto collaboratore di Tonino Morelli rettore e infine segretario, insieme a Ugo Morelli e a Beppe Friscia. Ma come fu la Giostra del 28 agosto 1976, che dopo tanto tornava a essere doppia e soprattutto in notturna?

Antefatto… «Porta Crucifera, che aveva effettuato le elezioni nell’anno Settantacinque, anticipando di un anno gli altri Quartieri nell’applicazione dei nuovi Statuti, in assemblea, su proposta del socio Angiolo Cirinei, […decide] di riconfermare all’unanimità il Consiglio eletto l’anno precedente, pertanto Rettore è Antonio Morelli detto Tonino, Capitano Guido Raffaelli detto Ciuffino». L’allestimento… «Si presenta subito il problema dell’illuminazione della Piazza, la lizza, chiedono i Quartieri, deve essere illuminata a giorno. Per rendere più suggestiva la cerimonia si pensa di mettere dei contenitori con olio o cera (tegamacci) alle finestre, sulle terrazze e sulle torri che si affacciano sulla Piazza, ed anche sulle bifore della Pieve. L’idea piace e viene accettata, ma non tutte le finestre saranno illuminate, colpa in parte della mancanza di tegamacci, ma anche per la poca partecipazione di alcuni proprietari degli appartamenti di Piazza. […] comunque all’entrata dei musici, gli squilli delle chiarine, sulla lizza e dalle torri, le fiaccole dei tegamacci alle finestre e sui merli delle torri stesse entusiasmano gli spettatori». Il Mazzafrusto… «Il Poligrafico Aretino stampa il giornalino “Il mazzafrusto” curato e diretto da Antonio Morelli, Rettore di Porta Crucifera, nel quale, oltre che parlare di personaggi e avvenimenti del suo Quartiere, si parla di tutta la Giostra in generale». La Giostra… «La Giostra in notturna di sabato ventotto agosto avrà il seguente ordine: prima Porta del Foro, seconda Porta Crucifera, terza Porta Sant’Andrea, ultima Porta Santo Spirito. […] I Quartieri presentano i giostratori: Porta del Foro Gori Maurizio e Vannozzi Eugenio, Porta Crucifera Gabriele Tabanelli e Mario Capacci, Porta Sant’Andrea Franco Ricci e Vincenzo Verità, Porta Santo Spirito Paolo Giusti e Vittorio Zama. Correre alla luce artificiale non è semplice, i giostratori che non marcano buoni punti danno la colpa ai cavalli innervositi dalla luce e dalle ombre nella parte meno illuminata, ma lo spettacolo della piazza illuminata è meraviglioso, al pubblico piace. I giostratori come i commercianti hanno la lamentela facile, si smentiranno da loro stessi con i punteggi alti. La prima carriera sembra però dar loro ragione, Vannozzi Eugenio in sella a Stellina marca solo due punti, ma la carriera di Mario Capacci che cavalca Cinzianella [Genzianella] entusiasma il pubblico ed i rosso-verdi, carriera perfetta centro pieno. Esplode l’entusiasmo dei cruciferini, mentre gli altri quartieristi con i musi lunghi cercano di farsi coraggio fra di loro, un cinque possono farlo anche i loro cavalieri. Quattro lo fa Franco Ricci su Romina, e quattro lo marca Paolo Giusti in sella a Furia, i due Quartieri sono ancora in lizza. Inizia la seconda tornata di carriere: Maurizio Gori su Renèe con una bellissima carriera, il punteggio sembra un cinque, ma c’è meno tensione quando l’Araldo srotola il bigliettino che il Cancelliere Raffaello Simi gli ha consegnato, ed è un cinque, lacrime di rabbia fra i giallo-cremisi, anche se da Tabanelli non c’è da aspettarsi regali, ma tutto può succedere. Tabanelli corre con la cavalla dell’anno precedente, Pedula, non cerca tiri impossibili, vuole il quattro e l’ottiene, nove il totale di Porta Crucifera, a questo punto la Piazza è uno sventolio di fazzoletti rosso-verdi, molti scavalcano le transenne, entrano in Piazza e si aggregano ai figuranti ed alle damigelle che hanno lasciato il loro posto ed iniziano a contare le Lance d’oro fino ad oggi vinte. A quasi trent’anni da quella sera Gabriele ricorda ancora: “Quella del Settantasei è stata per me la vittoria più bella e più sofferta. Quando il tuo compagno ha marcato cinque punti, il quattro per te diventa un obbligo, se non lo colpisci distruggi il capolavoro che ha fatto lui, a questo pensavo mentre ero al Pozzo, ed averlo ottenuto ancora dopo tanti anni mi riempie di gioia.” Per Sant’Andrea e Santo Spirito corrono le seconde lance, Vincenzo Verità ha un buon cavallo, Diablo, tenta il cinque ma non va oltre il quattro. Amarezza nel Quartiere bianco-verde, con otto punti non sono riusciti a raggiungere nemmeno gli spareggi. Vittorio Zama in sella a Stella delude i giallo-blu, tre i punti marcati. Con questa carriera Vittorio chiuderà la sua esperienza ad Arezzo. Si chiude con la conquista della diciassettesima Lancia d’oro per Porta Crucifera raggiungendo in cima alla classifica Santo Spirito, anche se i cruciferini continuano ad attribuirsi la Lancia vinta da Porta Burgi».

Ci fu una grande festa, con migliaia di partecipanti, come nella tradizione colcitronese.

Per concludere, un aneddoto. Il cavallo che montava Ciuffino – non so se di vizio oppure per una capricciosa particolarità d’occasione, magari a rivalsa per essere stato costretto in mezzo alla gran confusione di gente, di grida e di suoni, peggio che a una fiera – parve subito mal disposto a lasciarsi guidare. I suoi capricci e le mie difficoltà aumentavano man mano che si avvicinava la Piazza, tanto che Ciuffino, più volte, dovette parlarmi come Antonio Ferrer – nel capitolo XIII dei Promessi Sposi – fa col suo cocchiere Pedro per ordinargli l’«adelante con juicio»… Così riuscì alfine l’entrata in Piazza a cavaliere, cavallo e palafreniere; però non piccoli dinanzi al vittorioso destino che attendeva Porta Crucifera. Ma con nostra ferma e reciproca intenzione che qualcosa dovesse cambiare per la prossima Giostra di lì a una settimana. E qualcosa cambiò… Il palafreniere, cioè il sottoscritto, che fu sostituito; col risultato che il 5 settembre, alle cinque de la tarde, cavallo e nuovo palafreniere restarono in Borg’unto e Ciuffino entrò a piedi!

Valga qui dichiarare che il racconto di questo episodio non vuole e non può certo avere verso il grande Capitano intenti a detrimento della sua gloriosa memoria. Egli costituirà sempre un esempio per quanti aspirino a guidare le armate rossoverdi di Porta Crucifera.

Nota: il virgolettato «» con la cronaca della Giostra è citato da: Carlo Fardelli – 1966 2004 Giostra del Saracino – Arti grafiche Cianferoni, Stia, 2004.

 




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