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La Giostra del Saracino

corridor vidi per la terra vostra,
o Aretini, e vidi gir gualdane,
fedir torneamenti e correr giostra;

Il video che introduce il percorso espositivo dedicato al restauro dei costumi di Nino Vittorio Novarese, in uso fino ai primi anni 2000. “I Colori della Giostra”, percorso espositivo nato da un’idea del vicesindaco con delega alla Giostra del Saracino del Comune di Arezzo in collaborazione con l’Istituzione Giostra del Saracino, con lo scopo di mostrare il patrimonio costumistico del torneamento.

"ASCOLTARE AD ALTO VOLUME" 
© Della Nesta Srls

giostra manifesto diurna settembre
giostra manifesto notturna giugno

Penultimo sabato di giugno e prima domenica di settembre

La Giostra del Saracino ("giostra ad burattum") è un antico giuoco cavalleresco che, come esercizio di addestramento militare, affonda le sue radici nel medio evo e richiama la secolare lotta sostenuta dalla cristianità occidentale per contenere l’avanzata musulmana.

Disputato sovente ad Arezzo fra il Cinquecento e la fine del Seicento (quando si organizzarono memorabili giostre barocche), il torneo svolge per tutta l’età moderna importanti funzioni sociali in seno alla comunità urbana.

Si giostra infatti sia in occasione della visita di grandi personalità (regnanti, principi), sia per solennizzare particolari ricorrenze civili (carnevale, matrimoni nobiliari).

Nella Divina Commedia

Dante Alighieri, Inferno, Canto XXII (1-9)

Di torneamenti e giostre visti in terra di Arezzo parla espressamente Dante Alighieri, all'inizio del XXII canto dell'Inferno, in alcune celebri terzine:

Io vidi già cavalier muover campo,
e cominciar stormo a far lor mostra,
e tal volta partir per loro scampo;
corridor vidi per la terra vostra,
o Aretini, e vidi gir gualdane,
fedir torneamenti e correr giostra;
quando con trombe, e quando con campane,
con tamburi e con cenni di castella,
e con cose nostrali e con istrane;

Nel 1300

Nelle lettere alla curia di Avignone

Di giuochi con le lance (hastiludia), svoltisi nella città di Arezzo per festeggiare il felice esito di una missione diplomatica in terra di Francia, si parla invece in due lettere indirizzate alla curia avignonese nel novembre 1331 dai Tarlati, signori di Arezzo.

Nel Rinascimento questi spettacoli diventano una grande attrazione; abbiamo notizie certe di "giostre ad burattum" per tutto il 1500, durante la venuta di famosi personaggi in città o per importanti ricorrenze, come la manifestazione del 1535 dedicata a San Donato.

Nel 1674

In onore a San Niccolo

Anche nel Seicento sono molto diffuse le giostre e da quella del 1677 in onore a San Niccolò abbiamo il primo regolamento scritto con tanto di tabellone a punti.

Nel 1677

Le feste celebrate in Arezzo

Della giostra del 1677 invece ci fa un ampio e dettagliato resoconto Federigo Nomi, anghiarese, al quale è stata dedicata l’edizione del Settembre 2005, alla ricorrenza dei 300 anni dalla sua morte.

Un altro famoso torneo fu quello per le celebrazioni petrarchesche del 1904, che si svolse sul tondo del prato e dove a esibirsi giunsero i Dragoni di casa Savoia.

La giostra - che dall’inizio del Seicento è una peculiarità aretina - decade nel corso del XVIII secolo fino a scomparire del tutto, almeno nella sua versione più aulica.

Dopo una vivace ripresa popolaresca fra Sette ed Ottocento, una nuova scomparsa dopo il 1810 ed una fugace apparizione nel 1904 sulla scia della rivalutazione del medio evo operata dal movimento romantico, la giostra viene stabilmente ripristinata nel 1931, in forma di rievocazione storica ambientata nel XIV secolo (al tempo della signoria tarlatesca su Arezzo), assumendo rapidamente anche un autentico carattere agonistico. Da allora si sono disputate centosei edizioni con una sospensione tra il 1940 e il 1948 a causa degli eventi bellici.

Cinque le edizioni straordinarie: per la visita del segretario del Partito nazionale fascista Achille Starace (1939), in occasione delle Olimpiadi di Roma (1960), per la visita del Presidente della Repubblica Sandro Pertini (1984), in occasione dell’ultimo Giubileo (2000) e in occasione della benedizione papale della Lancia d'Oro nel 2016.

Quella che vediamo oggi è la rievocazione storica ripresa dal 1931 quando, il 7 agosto, si tornò a giostrare in Piazza Grande con una edizione del tutto sperimentale. 
Si affrontarono cinque “quintieri”: Porta Crocifera (colore bianco e verde), Porta Fori (colore cremisi e oro), Porta Santo Spirito (colore azzurro e oro), Saione (colore bianco, rosso e verde) e Porta Burgi (colore verde, rosso e oro) che ottenne la vittoria sui favoriti Porta Crocifera e Porta Santo Spirito.
La lizza fu tracciata in Via Seteria ed il pubblico occupava gran parte della Piazza. 

Il Buratto era vicino al pozzo ed il tabellone somigliava ad un cruciverba.
I giostratori effettuarono due tiri a testa e ancora non c’era la lancia d’oro come premio al vincitore.
Nei mesi successivi furono modificati l’assetto della Piazza, furono ritoccati molti punti del regolamento, ma soprattutto fu realizzata la divisione in quattro quartieri.
Un divisione che, storicamente, era analoga a quella in vigore ad Arezzo dal 1200 in poi.
Saione entrò a far parte di Porta Santo Spirito.

Fotoclub La Chimera -Archivio Storico Fotografico Aretino
Fotoclub La Chimera -Archivio Storico Fotografico Aretino

Video "Istituto Luce" - Arezzo - La Giostra del Saracino del 1931

Nacque Porta Sant’Andrea incuneandosi in una parte della città lasciata libera dall’arretramento di altri quartieri. E fu soppressa Porta Burgi che comprendeva l’allora centro cittadino.
Sulla maggior parte del suo territorio si estese Porta Crucifera. 
I colori di Porta Burgi (verde, rosso e oro) divennero i colori di Porta Crucifera che aveva ceduto i propri al nuovo Porta Sant’Andrea.
Ed anche l’insegna di Porta Burgi passò a Porta Crucifera con la creazione di uno stemma doppio con il monte araldico da una parte e la torre della Pieve dall’altra.

Non fu un’operazione semplice. Porta Burgi tentò di opporsi e non mancarono aspre polemiche. Ma alla fine il quartiere del centro fu costretto ad accettare la situazione.
Ed il rettore Michele Bertelli entrò nel Consiglio di Porta Crucifera.

A lungo si è discusso sulla paternità della vittoria della Giostra del 1931. Doveva essere considerata di Porta Crucifera o del soppresso Porta Burgi?
Nel 1995 la Magistratura della Giostra dichiarò ufficialmente che tale successo era da attribuire a Porta Burgi e che nessun quartiere era legittimato a fregiarsi di quella lancia d’oro ma nel sentimento popolare di Colcitrone, comunque, è tuttora forte e radicato l’attaccamento a quella lancia d’oro della prima Giostra del 1931 custodita nella sala delle vittorie in Palazzo Alberti.

Negli anni ’30 prevale un certo equilibrio tra i quattro quartieri. 
Equilibrio che si spezza negli anni ’40 e ’50 quando Porta Crucifera prende il largo con 9 vittorie. 
Il periodo degli anni ’60 è favorevole a Porta Santo Spirito che ingaggia un appassionante duello con Porta Crucifera per la conquista del primo posto nella graduatoria delle lance vinte.

Ma dal 1970, e, soprattutto, dagli anni ’80, si fanno largo anche Porta del Foro e soprattutto Porta Sant’Andrea che rimonta vistosamente fino addirittura a scavalcare Porta Santo Spirito in netto calo di affermazioni.

Le regole del torneo (vedi REGOLAMENTO e PUNTEGGI) contenute in un “regolamento tecnico” che ripropone, quasi inalterati, i Capitoli per la Giostra di Buratto risalenti al 1677, sono di facile comprensione, ma al tempo stesso tali da garantire una prolungata suspence. L’esito dello scontro fra i cavalieri cristiani e l’infedele resta incerto fino all’ultimo momento a causa di frequenti colpi di scena, che vanno dalla squalifica del giostratore (in caso di uscita dalla lizza) al raddoppio del punteggio (in caso di rottura della lancia nel violento impatto con il Saracino).

Negli ultimi anni per volontà del Consiglio Comunale di Arezzo si è proceduto ad una generale revisione dei regolamenti (statuti) che disciplinano lo svolgimento della manifestazione, le competenze dei suoi protagonisti (Istituzione Giostra, Magistratura, Maestro di campo, Giuria, Quartieri, Gruppo Musici) e la vita associativa delle quattro “porte” cittadine. Preliminarmente era stata compiuta un’approfondita ricerca volta ad individuare gli anacronismi storici presenti nella rievocazione.

A partire dal 1992 la Giostra si svolge con costumi disegnati dalla sezione “Moda e costume teatrale” dell’Istituto statale d’arte di Arezzo e realizzati dalla sartoria specializzata Costumi d’arte di Roma; sostituiscono quelli firmati nel 1956 da Novarese.

L’operazione, costata oltre un miliardo, è stata voluta e finanziata dal Comune di Arezzo che ha potuto contare sul generoso contributo della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e su una sottoscrizione popolare che ha visto a lungo mobilitati i Quartieri e gli altri enti presenti nella commissione consultiva.

l'ispirazione per i costumi

Piero della Francesca - la storia della vera Croce

Gli indumenti indossati dai figuranti si rifanno ai celebri dipinti di Piero della Francesca

la leggenda della vera croce

Cronistoria

6 agosto 1535

Il primo documento aretino che ricordi la Giostra del Saracino risale al 6 agosto 1535, ma il giuoco ha certamente radici più antiche. A confermarcelo è la concisione stessa con cui i registri pubblici riportano la decisione delle autorità cittadine (priori, collegi e conservatori) di giostrare "ad burattum" la domenica successiva, per solennizzare la festa del martire Donato, patrono e protettore di Arezzo. Il premio da dare al vincitore è un palio di raso violaceo della lunghezza di otto braccia, per il cui acquisto vengono stanziate 25 lire. Altre testimonianze di giostra risalgono al 1536 e al 1556 quando, tramite l'effettuazione del torneo, si pensa di onorare la visita dei duchi di Firenze, Alessandro e Cosimo I.

21 maggio 1593

Nell' archivio Storico del Comune di Arezzo la giostra ricordata con dovizia di particolari dai diaristi è quella svoltasi il 21 maggio 1593 nel Borgo di San Lorentino, di fronte al palazzo granducale, in occasione della visita ad Arezzo di Ferdinando I di Toscana. Giostre in onore di alti esponenti della casa regnante si svolgono anche nei decenni successivi. Ma si giostra anche in occasione di ricorrenze civili come il carnevale o i matrimoni nobiliari. La tenzone cavalleresca è già allora considerata dai contemporanei una particolarità della città di Arezzo. Risale a quest'epoca la testa di Buratto, scolpita in legno, dall' aspetto fiero e possente, conservata nell' Archivio Storico del Comune.

6 gennaio 1630

E’ noto che la prima menzione documentaria conosciuta della Giostra del Saracino, o al Buratto, è del 6 agosto 1535: una delibera comunale per confermare l’effettuazione della Giostra all’indomani, giorno di san Donato, e per stanziare la cifra necessaria all’acquisto del palio per il vincitore. Meno noti, invece, i diversi documenti che in seguito accennano o raccontano di Giostre corse in Arezzo. 
Uno di questi risulta tra i ricordi di un nobile aretino, che in una Giostra del 1630 fu maestro di campo. 
Eccone la trascrizione. 
Dalla “Vacchetta di ricordanze” di Gregorio Bacci del 1612-1630 (c. 64), conservata presso l’archivio Guillichini e pubblicata la prima volta su “Colcitrone 22”, numero unico edito dal Quartiere di Porta Crucifera per le vittorie del 1986: 

“Recordo come li 16 detto [gennaio 1630] fui ricerco e pregato a voler esser mastro di campo per la giostra al saracino di otto cavalieri nell campo solito per il giorno seguente ed io, ricusando tal carica, mi convenne accettarla per i prieghi di detti signori cavalieri ma anche pregatone dall signor castellano e così accettai. Recordo come li 18 detto tagliai due giubbe di seta turchina per vestire dua servitori a liverea e le detti a dipingere all pittore sì come il bastone stellato di turchino e così il saracino con questo motto nella targa del saracino: Redit in precordia virtus. Recordo come li 20 detto, sendo trasferita detta giostra per la pioggia che seguì il dì 17, comparsi in campo con li miei servitori, vestiti a liverea con bella pennacchiera adornata con riche gioie, e doppo haver eletto li signori giudici, quali furono il signor cavalier fra’ Francesco Gabrielli, castellano in fortezza nostra, il sig. Ferdinando Montaguti et il signor Giovanni Cini pisano, mio amico, cognato di Francesco Maria Azzi, doppo haver spaseggiato per il campo comparsero quattro cavalieri, vestiti a liverea, che furono Stefano Chiaromanni, Marc’Antonio Alberori, Donato Bruni et Carlo Vitali. Quali messi in campo comparvero li quattro altri cavalieri che furono il capitano Alessandro Brandagli, l’alfier Emilio Pecori, l’alfier Carlo Mauri et Tommaso Carbonati, vestiti con belle livree. Quali messi in campo, fatti legger li capitoli, ingominciorno a correre e fecero tutti buoni colpi, restando vincitore della giostra Marc’Antonio Alberori, mio vicino. Si durò di scommettere sino a mezz’hora di notte et accompagniato il vincitore a casa con buon numero di torcie, fece una bella collatione con molte confetture e dipoi si andò à festini.”


(Fonte: Angiolo Cirinei)

6 dicembre 1677

La seconda metà del Seicento è l'epoca delle grandi giostre barocche, con le quali la nobiltà aretina, sfoggiando ricchezza e destrezza, ribadisce la sua supremazia sugli altri ceti sociali. Di una celebre giostra, svoltasi il 6 dicembre 1677, giorno di san Niccolò, patrono dell'Accademia degli Oscuri, ci è giunto un completo compendio letterario. L'opuscolo, stampato in Arezzo, contiene i "capitoli" ancor oggi fedelmente ricalcati dal regolamento tecnico della competizione. Di un' altra spettacolare giostra seicentesca abbiamo la descrizione nel poema eroicomico il Catorcio d'Anghlari, scritto intorno al 1684 dall' anghiarese Federigo Nomi. Mentre altrove giostre e tornei inclinano verso forme teatraleggianti, la giostra aretina si mantiene un maschio esercizio cavalleresco e si caratterizza per la presenza sul Saracino di un bersaglio con punteggi differenziati.

15 agosto 1810

Nel corso della sua lunga storia la giostra scompare e riappare più volte: manca durante il Settecento, ricompare alla fine dello stesso secolo e sparisce di nuovo nel corso dell'Ottocento. I fatti giostreschi di cui si ha memoria fra il 1778 e il 1810 sono ben tredici, ma è una giostra assai diversa dal passato: protagonisti ne sono semplici artigiani, si usano costumi teatrali e talvolta il fiero Saracino è sostituito dal semplice Arlecchino. L'ultima giostra dell' età moderna si svolge il 15 agosto 1810 nella piazza della Cattedrale, regnante Napoleone Bonaparte, per solennizzare il genetliaco dell'imperatore e l'anniversario della promulgazione del concordato tra Francia e Santa Sede. Dopo di allora la giostra sopravvive nelle campagne, senza cavallo e senza Saracino: è un semplice giuoco contadino, quasi una parodia della fastosa giostra nobiliare. Ed anche quella svoltasi nei giardini del Prato nel settembre 1838, nota come "Giostra delle quattro stagioni", ha poco a che vedere con il Saracino, essendo una giostra dell'anello.

7 agosto 1931

La rivalutazione del Medio Evo e delle tradizioni popolari operata dalla cultura romantica apre nel nostro secolo la strada alla ripresa della giostra come rievocazione storica del passato. Una prima giostra con queste caratteristiche si svolge nel 1904 nell' "anello" del Prato per ricordare il centenario della nascita del poeta Francesco Petrarca, avvenuta nel 1304 in Arezzo. Ma è il 7 agosto 1931 che l'antica tenzone cavalleresca viene stabilmente rimessa in vita, in forma di rievocazione ambientata nel XIV secolo. La Giostra del Saracino, che per la prima volta si svolge nella cornice di Piazza Grande, è voluta dai maggiorenti del fascismo per avvicinare il popolo al regime. Per questo motivo i giostratori, anziché a titolo individuale come in passato, gareggiano a nome degli antichi quartieri aretini. Questa formula, coinvolgendo nell'agone l'intera città, assicurerà un grande successo alla Giostra del Saracino, consentendole di giungere fino ai giorni nostri.

dal 1931 ad oggi

La Giostra del Saracino viene stabilmente ripristinata nel 1931, nella forma attuale di rievocazione storica ambientata nel XVI ° secolo (al tempo della signoria tarlatesca su Arezzo) con una interruzione dal 1941 al 1947 per gli eventi bellici.

Dal 1931 al (anno 2005) sono state disputate ben 110 edizioni di cui quattro straordinarie:
- 3 giugno 1939, per la visita del Segretario del Partito nazionale fascista Achille Starace
- 28 agosto 1960, per le Olimpiadi di Roma
- 29 settembre 1984, per onorare la presenza del Presidente della Repubblica Sandro Pertini
- 9 settembre 2000, per festeggiare la 100a edizione dell’era moderna.

La Giostra e Walt Disney

Abbiamo inserito nella sezione delle pubblicazioni anche il file "pdf" della storia apparsa sul numero 1606 (7 settembre 1986)  di Topolino dal titolo: Zio Paperone e la Giostra del Saracino.

Un fumetto ambientato ad Arezzo con la Giostra del Saracino in primo piano. La storia è quella di Zio Paperone che assieme al nipote Paperino e a Qui, Quo e Qua decide di assistere al Saracino che, guarda caso, si svolge in contemporanea con la mostra dell'oro a cui il pennuto miliardario è, logicamente, molto interessato. Ma la Giostra viene interrotta per incidenti perché i cavalieri colpiscono tutti il centro scatenando le reciproche accuse tra i quartieri.

In realtà gli scaltri nipotini di Paperone scoprono che c'è una calamita sul tabellone, messa lì per creare confusione e portare a termine un furto da record alla mostra dell'oro.