Codex Saracinus Aretinus

Questo piccolo trattato non ha pretese d’eguagliare i grandi maestri, ma solo di rendere in stile antico ciò che l’occhio moderno vede ogni anno nella nobile città d’Arezzo.
Grazie all'intelligenza artificiale abbiamo creato un trattato in stile Leonardesco: chi lo leggerà e ne guarderà le immagini nelle carte qui descritte vedrà non solo ordine e regola, ma quella poesia cavalleresca che ancora vive nella Giostra del Saracino.

Codex Saracinus Aretinus

Trattato sopra l’Ordine, il Moto e le Virtù della Giostra del Saracino

Scritto per mano d’Alverto Guidobaldo da Montesperello, secondo i modi e l’ingegno del Maestro Leonardo da Vinci.

Proemio

Poiché molte sono le arti dell’uomo che meritano d’esser osservate e lasciate a futura memoria, tra esse una singolare si conserva nella Città d’Arezzo, chiamata Giostra del Saracino, la quale è antichissima e degna di studio.

Volendo io investigarne il moto, la forza, il cerimoniale e le macchine, scrivo queste carte per ammaestrare chi, venendo dopo di noi, volesse comprendere non solo il gesto, ma l’ingegno che regge tale spettacolo d’armi.

Poiché ogni arte ben fondata nasce da osservazione e ragione, così la Giostra del Saracino, antica festa cavalleresca d’Arezzo, merita studio e memoria.
Non è solo spettacolo, ma scuola di moto, misura, ingegno, e di quelle virtù d’animo che nei secoli temprano la città.

“La forza nasce dalla quiete e la quiete dal governo della mente.”

I. Della Figura del Campo e delle Proporzioni

Il campo, che chiamano lizza, è una via di terra battuta, lungo la quale corre il cavaliere.

Proprietà della lizza

Che sia ben compattata.
Che non abbia sassi grossi, né fango.
Che la pendenza sia nulla o minima.
Che ai lati si pongano steccati saldi.

È conveniente che il terreno sia pettinato e non grasso d’umidità, ché il cavallo, trovandovi poca resistenza, meglio afferra la forza del suo balzo.
“Si faccia il terreno né troppo duro né troppo cedevole, come la pelle del tamburo che troppo tesa rompe, troppo molle non suona.”
Ai lati della lizza stanno i popolani e i nobili, separati da palizzate e steccati, come nelle tavole che qui descrivo:

Tabula I: disegno della lizza in prospettiva, con misure proporzionate per passi d’uomo.

Tabula II: sezione del terreno e indicazione dei punti di maggior usura.

II. Del Cavaliere e della Sua Disposizione

Il cavaliere, vestito a colori della contrada sua, porta lancia di buona lunghezza, diritta e bene bilanciata.
La presa migliore è poco sotto il centro, affinché il peso verso l’estremità non sgovi la mano.

Il cavaliere è sintesi di tre moto:
Moto del cavallo,
Moto della lancia,
Moto del busto.

La postura si fonda su tre precetti:
Lo sguardo diritto al Saracino,
Il busto fermo nel moto del cavallo,
Il braccio teso ma non rigido, come arco pronto ma non spezzato.

Scrivo inoltre che il cavallo deve sentir comando lieve, ché nel troppo tirare la bestia si confonde e nel troppo allentare essa prende padrone da sé.

Tabula III – Figura del cavaliere a cavallo

Schizzo descritto: quattro posizioni preparatorie, tre errori comuni, analisi dei punti di equilibrio (spalla, gomito, ginocchio).

III. Della Lancia

Lancia dritta, affusolata, non troppo pesante, densa verso la punta per maggior stabilità.

“Il peso deve star avanti come il pensiero che precede l’azione.”

Formula del Maestro

La virtù del colpo si misura come:
F = m × v × r

m massa della lancia, v velocità del cavallo et r rigidità del braccio.

Tabula IV – Figura della lancia

Schizzo descritto: dimensioni, impugnatura, punta;

IV. Della Macchina chiamata “Buratto” e delle Sue Virtù

Il Saracino, che alcuni chiamano Buratto, è figura d’uomo armato in croce, munito di scudo e flagello.
È costruito sopra un perno, e per la forza della lancia del cavaliere ruota sì che il flagello colpisce, se può, le reni del maldestro.

Delle Proporzioni

Lo scudo deve presentare ampiezza conforme alla bravura richiesta: più grande per dar confidenza ai giovani, più piccolo per gli esperti.

Del Moto del Buratto

Il moto è circolare e si genera per impulso del colpo.
Scrivo qui i gradi del moto:

Primo moto: l’urto, che imprime forza viva.
Secondo moto: la rotazione, che cresce se il colpo è netto.
Terzo moto: la frenata naturale per attrito d’aria e ferro sul perno.

Nota del maestro:
“Chi colpisce lo scudo vicino al margine, dà maggior forza; chi colpisce al centro, dà maggior gloria.”

Segreti del Moto
Il Saracino ruota: Per colpo diretto, Per colpo obliquo et Per colpo mancato.

Il terzo è il più pericoloso, ché il cavaliere perde misura e può disordinare il suo cavallo.

Tabula V – Disegno della Macchina

Contiene: membri rotanti, rapporto tra lunghezza della mazza e velocità angolare et metodo per lubrificare il perno con grasso animale.

V. Delle Macchine da Esercizio

Invento per beneficio dei giovani fanti:

Manichino girevole
con scudo a quattro zone di punteggio.

Cavallo meccanico a contrappeso
per allenare il busto del cavaliere.

Tabula VI – Manichino mobile

braccia intercambiabili, scudo con quattro zone di punteggio, contrappesi per simulare il Saracino.

Tabula VII – Cavallo meccanico a molla per esercizi dei giovani fanti.

VI. Della Forza del Colpo e dei Modi per Ottenerla

Tre sono i fondamenti della buona carica:

Velocità del cavallo
Più cresce, più la forza del colpo aumenta, secondo il precetto: la forza vien dal moto moltiplicato per il peso.

Stabilità del braccio
Come trave che regge ponte, deve restare fermo.

Linea retta verso il bersaglio
Ogni deviazione produce perdita di virtù.

Dimostro:
Se la lancia è lunga x braccia e il cavallo procede a v passi il tempo, allora il colpo acquista forza f = x · v, salvo dissipazione nello scudo o nella mala presa.

Tabula VIII - Studio sulle forze del colpo e sulle posture

VII. Degli errori, dei Premi e della Gloria

Della Virtù del Centrarsi

Chi mira al cuore dello scudo mira al cuore di sé stesso.

L’errore nel colpo nasce da: timore, precipitazione, eccesso di forza, mancanza di respiro.

“Il colpo giusto è soffio dell’anima, non furia del braccio.”

Il cavaliere che rompe la lancia secondo arte e colpisce il centro dello scudo è detto Vittorioso.
Al suo quartiere giunge onore che dura per l’anno a venire, e la memoria del gesto è scritta nei libri della città.

VII. Dei Rioni e dei simboli

Anatomia degli Stendardi

Ogni quartiere ha natura propria.

Porta Crucifera
Rosso e verde, disciplina ferrea.

San Spirito
Blu e giallo, vento e fuoco dell’animo.

Porta del Foro
Giallo e cremisi, armonia e centralità.

Porta Sant’Andrea
Bianco e verde, moto ascendente dello spirito.

Nota del Maestro:
“Il vessillo è anima visibile.”

IX. Dell’Ordine del Corteo e delle Fogge degli Abiti

Nella Giostra non è solo il colpo d’armi che si ammira, ma tutta la pompa antica che l’accompagna.

Descrivo:

i musici con tamburi e chiarine - chiarine in ordine crescente di lunghezza e tamburi tesi con corde intrecciate alla maniera aretina;

i valletti con livree ornate come fiorami e le dame con veli drappeggiati come nel cartone della Sant’Anna ;

i vessilli che sventolano secondo vetusta maniera cavalleresca;

i figuranti che portano insegne degli antichi rioni.

Tabula IX – I Musici con chiarine in ordine crescente di lunghezza, tamburi tesi con corde intrecciate alla maniera aretina.

Tabula X – Dame e figuranti con veli drappeggiati come nel cartone della Sant’Anna, pose in contrapposto, ricami descritti come “occhi di pavone” e “grani d’oro”.

Tabula XI - La piazza completa si rappresenta con il corteo dall’alto, come vedesi in certi studi miei della cavalleria.

X. Considerazioni Filosofiche

La Giostra è similitudine della vita nostra, ché ciascuno corre nel suo cammino e incontra un Saracino d’ostacoli.
Chi colpisce giusto e fermo avanza, chi sbaglia retrocede; ma sempre è il moto che dà senso al viaggio.

“Non v’è ingegno che non si eserciti, né virtù che non si temperi nella prova.”

Se bene la Giostra del Saracino appaia a molti come mero gioco o antica usanza, essa in verità cela insegnamenti più profondi, che non si rivelano se non all’occhio attento e al cuore disposto.

. Della Via e del Colpo

Come il cavaliere corre nella lizza, così l’uomo passa per la vita, e non sempre l’ordine del mondo si fa conforme al suo desiderio.
Talvolta il colpo esce diritto, talvolta sbieco: non per difetto della lancia, ma per turbamento dell’anima.

“L’uomo che vuole vincere il mondo deve prima ordinare sé medesimo.”

. Della Paura e dell’Ardimento

Nel momento che precede l’impatto, ogni cavaliere conosce un soffio di timore.
Ma il valore non consiste nel non aver paura, bensì nel governarla come si governa il cavallo: lasciarla correre, ma non darle il freno.

“Il cuore vince dove la mano trema, se l’anima non viene meno.”

. Della Caduta e della Ripresa

Nessuna Giostra è vinta senza errori passati, né cavalier diventa maestro se non ha conosciuto la polvere.
Così l’uomo non deve fuggire la caduta, poiché essa gli mostra dove rinforzare la sua misura.

“Chi cade e non impara, cadrà di nuovo; chi cade e riflette, si rialza più dritto della lancia.”

. Del Saracino Interiore

Ogni uomo ha in sé un Saracino invisibile:
orgoglio, ira, invidia o qualunque cosa lo distolga dalla via diritta.
Colpire il Saracino esterno è cosa d’abilità; colpire quello interiore è cosa di sapienza.

“L’avversario maggiore è quello che non si vede, ma che sempre ci sta dinanzi.”

. Della Festa e della Comunità

La Giostra insegna che nessuno vive da solo.
Il cavaliere corre per sé, ma il grido del popolo lo sostiene come vento favorevole.
Così nella vita: l’opera dell’individuo cresce se sostenuta dall’amore della comunità.

“L’uomo che gioisce con gli altri moltiplica la sua gioia; l’uomo che soffre da solo raddoppia il suo peso.”

. Dell’Armonia tra Arte e Forza

Nel perfetto colpo si trova equilibrio tra vigor e grazia.
La Giostra non è solo forza, né solo destrezza: è un’arte che unisce muscoli, mente e spirito in un unico gesto.

“Ogni opera grande nasce dalla concordia di più virtù.”

. Conclusione Ultima

La Giostra, come la vita, non premia soltanto chi vince, ma chi cresce.
Il cavaliere che termina la corsa con cuore più saldo e mente più chiara ha già ottenuto la sua vittoria.

“Loda non chi ottiene il premio, ma chi si è reso degno di riceverlo.”

“Poiché la vita è Giostra per tutti, ma solo alcuni la giocano con animo nobile.”

XI. Conclusione

“Dell’Intelletto che Muove il Braccio”

Sappi tu che né cavallo né lancia né mano alcuna possono ben operare se l’intelletto non gli è guida.
Perciò la Giostra è specchio dell’anima, sì come il lago è specchio del cielo.

Molti credono che la vittoria stia nella forza:
errore grandissimo.
La forza senza giudizio è come vento che rompe gli alberi,
ma giovamento non reca.

Il colpo che rompe il cerchio dello scudo nasce dalla quiete del pensiero.
E l’uomo che colpisce il Saracino colpisce in verità l’ombra che lo segue sin dalla culla.

Considera ancora che ogni cosa, per divina proporzione, tende al suo centro:
così il cavaliere tende allo scudo,
e lo spirito dell’uomo tende alla verità.
E come colui che manca il centro deve rifar la corsa,
così chi manca la verità deve rifar la vita nella meditazione.

Quando poi il cavallo vola e la piazza respira con lui,
l’aria si fa strumento dell’arte,
e il tempo si stringe in un solo punto:
il punto del colpo perfetto.

E questo è il vero segreto:
non il Saracino si vince, ma il disordine interno.

Perché solo chi ordina se stesso
può dire d’aver giostrato da uomo libero.

Alverto Guidobaldo da Montesperello Conte Palatino delle Arti Guerriere
Signore delle Terre Alte e dei Tre Poggi e Cavaliere dell’Ordine della Lancia Azzurra

In Arretium - Anno Domini nostri Iesu Christi MMXXV

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FOTOGRAFIE di Alberto Santini e Maurizio Sbragi
collaborazione fotografica di Fotozoom: Giovanni Folli - Claudio Paravani - Lorenzo Sestini - Fabrizio Casalini - Marco Rossi - Acciari Roberto

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