Il 15 agosto 1810 la città di Arezzo fu teatro di un evento straordinario: il Jeu du Sarrasin tornò al Prato in una veste solenne, organizzato in occasione dell’anniversario di Napoleone Bonaparte.
Un appuntamento che unisce storia locale e grande politica europea, testimoniando come la Giostra del Saracino fosse già allora un potente strumento di rappresentazione, celebrazione e identità civica. Tratto, come altri contributi del nostro sito, dal Mazzafrusto, questo racconto ci accompagna, grazie alle ricerche di Angiolino Cirinei, alla scoperta di una vera perla storica del Saracino al Prato, in un momento in cui Arezzo si inseriva pienamente nel contesto dell’Europa napoleonica.
- Le jeu du Sarrasin dans la ville d’Arezzo le 15 aout 1810, pour l’anniversaire de S.A.I. Napoleon 1er -
Il mazzafrusto, a sferzare il fallace: usiamolo.
Sul mercato antiquariale aretino, mesi or sono, è comparso un acquerello variopinto raffigurante un Saracino al Prato. Diversi i luoghi di Arezzo (e d’Italia) in cui nel tempo si è corso il Saracino: in piazza del Duomo, in San Lorentino, in Colcitrone, al Prato - nel 1904 - in piazza Grande – dal 1931. Nel XVII secolo doveva però esistere anche un «solito campo» nel «luogo più basso che la Città si ritrovi» [1] , forse usato ordinariamente mancando particolari occasioni o ospiti di riguardo.
Il Saracino dell’acquerello sarebbe il primo corso al Prato di cui si abbia memoria, forse perché il Prato, prima di una certa epoca, non esisteva... Doveva essere in allestimento, stando alla storia, ancora il 15 agosto 1810, giorno in cui vi si corse questo Saracino; e se non proprio in allestimento, è però singolare vedere che gli alberi sono già cresciuti, e tanto da superare l’altezza delle tribune. Sono così cresciuti da occultare anche e completamente la sagoma della parte absidale del Duomo, o la mole della Fortezza medicea, cosa che non è manco oggi.
Per aver corso questo Saracino al Prato, inoltre, dev’esserci stata qualche forte motivazione, se le autorità municipali avevano già previsto di correrlo «“nella piazza avanti la (…) chiesa Cattedrale”» [2].
A meno che non si sia trattato di due differenti e contemporanee manifestazioni, dal momento che ufficialmente si trattò di correre «”una giostra a cavallo”» [2], mentre l’acquerello ci ha consegnato un «gioco del Saracino»; diceva Sherlock Holmes: “Scartato l’impossibile, il resto, per quanto improbabile, è la verità”.
Forse fu la dedica di questo Saracino al genetliaco (il 41°) di Napoleone a creare qualche scompiglio; si sa, Arezzo era stata la città del Viva Maria. Infatti, anche il pubblico presente, a giudicare dalla veduta, è scarso: autorità e signori nelle due tribune, un drappello della guardia nazionale opportunamente e un po’ marionettisticamente dislocato; tutto qui, il pubblico di questa giostra «”imitante le nostre antiche costumanze”» [2], e quindi, ragionevolmente, ancora radicata nella tradizione aretina.
Chissà se l’Imperatore fosse stato presente!, permaloso come si dice che fosse, si sarebbe offeso anche per questo. Così come si offese, per iscritto, col Maire (il Sindaco) di Arezzo Antonio Della Fioraja perché in calce al detto acquerello, nella didascalia, al nome di Napoleone è preposto soltanto un «S.A.I.», Sua Altezza Imperiale, mentre lui, Napoleone, era Maestà, e che Maestà!: imperatore dei Francesi (dal 1804) e re d’Italia (dal 1805) e quindi “S.M.I. e R.”.
All’ignaro compilatore della didascalia, però, va riconosciuto il merito di una calligrafia moderna…, non sembra proprio peculiare di quel primo Ottocento ma già di metà Novecento. Ci troviamo di fronte, insomma, a un Saracino ricco di particolarità, e anche molto difficile dal punto di vista tecnico. Sì, mi piacerebbe proprio, come quartierista, avere oggi un cavaliere capace di giostrare contro un Buratto col mazzafrusto (già, il mazzafrusto) appeso al braccio sinistro!, come si vede proprio in questo straordinario acquerello.
Ah, dimenticavo, questo acquerello è firmato… «J. Coffy» e se ne vendono le riproduzioni (fotocopie a colori) al prezzo di euro 20.
A.C.
[1] «Feste celebrate in Arezzo l’anno MDCLXXVII» allegato al catalogo della mostra “Il Saracino e gli spettacoli cavallereschi nella Toscana Granducale”, tenuta in Arezzo dal 3 al 27 settembre 1987, a cura della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Arezzo, del Comune di Arezzo e della Banca Popolare dell’Etruria. Firenze, 1987, pag. 42.
[2] Luca Berti «Una Giostra in Arezzo anche nel 1811» in: “Notizie di Storia” periodico della Società Storica Aretina n. 19 – anno X settembre 2008 pagg. 36-37.
FOTOGRAFIE di Alberto Santini e Maurizio Sbragi
collaborazione fotografica di Fotozoom: Giovanni Folli - Claudio Paravani - Lorenzo Sestini - Fabrizio Casalini - Marco Rossi - Acciari Roberto