Otto punti oppure zero. Tutto si condensò in questo drammatico interrogativo la sera della Giostra del 4 settembre 1949, una delle edizioni più controverse e discusse della storia aretina. Un’edizione che trasformò, nel giro di pochi minuti, l’esultanza in amarezza, la speranza in rabbia, e che consegnò alla memoria collettiva un verdetto destinato a far discutere per decenni.
Per Porta Santo Spirito fu una vera e propria montagna russa emotiva: dalla sensazione di avere la vittoria ormai tra le mani alla delusione più cocente. Per Porta Crucifera, invece, quella Giostra rappresentò una pagina memorabile: con due carriere perfette da quattro punti ciascuna, firmate da Arturo Vannozzi e Tripoli Torrini, il quartiere rossoverde si aggiudicò il torneo, conquistò il primo “cappotto” della propria storia e raggiunse la Colombina in vetta all’albo d’oro dei successi.
Ma tutto ebbe origine da un episodio destinato a entrare nella leggenda.
Si parte con il primo tiro di Porta Santo Spirito. Giuseppe Neri, al termine di una carriera velocissima e potente, colpì in pieno il quattro. Un colpo netto, apparentemente perfetto. La lancia però si spezzò nell’impatto e, nel concitato finale, Neri non riuscì a trattenere l’impugnatura che scivolò a terra, cadendo all’interno della delimitazione che allora esisteva alle spalle del Buratto.
All’epoca, infatti, una fettuccia bianca segnava un limite preciso qualche metro dopo l’automa: se la lancia cadeva all’interno di quel rettangolo il punteggio veniva annullato; se invece finiva oltre la fettuccia, non vi erano penalizzazioni. In questo caso, ciò che restava della lancia giaceva a terra proprio dove il regolamento prevedeva lo zero. Ma il dubbio restava enorme: prima di cadere, la lancia si era spezzata.
Ed ecco il dilemma che fece esplodere la piazza: otto punti per la lancia spezzata oppure zero punti per la lancia persa?
I gialloblù rivendicavano con forza il raddoppio del punteggio. Gli altri quartieri, a cominciare da Porta Crucifera, premevano invece per l’annullamento. Sotto il palco dei giudici si scatenò una vera bolgia: urla, proteste, spintoni e anche qualche colpo proibito tra i figuranti. A decidere erano il dottor Domenico Raspini e i sindaci di Cortona e Monte San Savino, chiamati a un verdetto difficilissimo in un clima incandescente.
Dopo lunghi minuti di tensione, fu la voce dell’araldo Elio Gilardetti a rompere il frastuono: la giuria aveva deciso che la lancia caduta a terra prevaleva su quella spezzata. Il punteggio veniva quindi annullato. Zero punti.
Santo Spirito non accettò la decisione e presentò immediatamente ricorso, mentre la Giostra proseguiva tra malumori e nervi tesissimi.
In prima carriera Ivo Bottacci, per Porta Sant’Andrea, non colpì il tabellone, lasciando i biancoverdi subito a zero. Un’annata davvero nera per Bottacci, che già il 7 agosto si era rifiutato di correre, convinto che il quartiere non avesse possibilità di vittoria dopo l’uno ottenuto da Pietro Severi, colpito dal mazzafrusto.
Dopo il tiro contestato di Neri, Porta Crucifera centrò il quattro con Arturo Vannozzi, mentre Porta del Foro colpì il tre con Bruno Gori. Al termine della prima tornata la classifica vedeva Colcitrone a quota quattro, San Lorentino a tre, Santo Spirito e Sant’Andrea ancora fermi a zero.
Le tensioni non si placarono nemmeno prima della seconda carriera. I biancoverdi, delusi e furibondi per l’errore di Bottacci, minacciarono addirittura di abbandonare la piazza. Dopo un lungo tira e molla, Severi si presentò comunque al pozzo, colpendo il due. Per Porta Santo Spirito Donatino mise a segno un bel quattro, mentre il quartiere attendeva ancora con ansia l’esito del ricorso. Poi arrivò il colpo decisivo: Tripolino, con un altro quattro perfetto, portò Porta Crucifera a quota otto. A nulla servì il tre finale di Antonio Martini per Porta del Foro.
Al termine delle carriere la classifica parlava chiaro: Porta Crucifera otto punti, Porta del Foro sei, Santo Spirito quattro, Sant’Andrea due. I rossoverdi erano pronti a festeggiare, ma l’ombra del ricorso aleggiava ancora sulla piazza come una spada di Damocle. Più volte il capitano Vittorio Farsetti dovette frenare l’entusiasmo del popolo cruciferino, mentre il maestro di campo Fosco Balestri faticava a mantenere l’ordine in una piazza ormai in ebollizione.
Santo Spirito sperava ancora nel ribaltamento del verdetto, negli otto punti che avrebbero portato la lancia d’oro ai Bastioni. Porta Crucifera, invece, fremeva, pronta a esplodere di gioia o di rabbia a seconda della decisione finale.
La lunga attesa fu spezzata ancora una volta dalla voce dell’araldo: ricorso respinto. Per i giudici, la lancia caduta a terra annullava il raddoppio previsto per la lancia spezzata.
Da lì in poi, fu trionfo rossoverde. Dopo la vittoria del 7 agosto, arrivò anche il primo storico cappotto. Il rettore Guglielmo Fracassi, il capitano Farsetti e i giostratori Vannozzi e Tripolino portarono in sede la settima lancia della storia di Porta Crucifera, insieme all’orgoglio di aver raggiunto Santo Spirito nell’albo d’oro delle vittorie.
Un 1949 indimenticabile per Colcitrone. Una Giostra destinata a restare per sempre nella memoria di Arezzo.
FOTOGRAFIE di Alberto Santini e Maurizio Sbragi
collaborazione fotografica di Fotozoom: Giovanni Folli - Claudio Paravani - Lorenzo Sestini - Fabrizio Casalini - Marco Rossi - Acciari Roberto