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L'emblema

Partito
nel primo di rosso al monte di tre colli d'oro all'italiana cimato da una croce latina dello stesso; nel secondo di verde, al campanile della Pieve di Arezzo d'oro, finestrato di nero ed affiancato da due torri pure d'oro, aperte e finestrate di nero. 

L’emblema araldico del Quartiere di Porta Crucifera è costituito da uno stemma partito, ossia da un scudo araldico diviso in due parti uguali da una linea verticale. A sinistra di color rosso fegato con monte di tre colli d’oro all'italiana, cimato da una croce; a destra di colore verde con campanile della Pieve e torri d’oro, tutte finestrate in nero.

Non sarà inutile ricordare che il partito, privo delle figure, è identico all'antica insegna araldica del Comune di Arezzo. L’insegna era prima di tutto un segno militare.
Quando il Comune di Arezzo iniziò la sua espansione sottomettendo vaste aree del territorio, da Città di Castello alla Massa Trabaria, dal Tevere al Casentino, dalla Val d'Ambra alla Val di Chiana, il dominio di Arezzo venne distinto in Città, contado e distretto.
L’intero territorio fu suddiviso in quattro viscontarie, ognuna legata per l’amministrazione della giustizia ad un quartiere cittadino. A Porta Crocifera vennero assegnati cortinis eius et Viscontaria Verone come recitano gli Statuti del 1327.

E qui occorre sfatare un mistero araldico. Mentre il partito in rosso e verde continuò a rappresentare l’emblema del Comune aretino, fu necessario creare un nuovo simbolo araldico che rappresentasse il dominio aretino, lo Stato di Arezzo. Venne allora introdotto un cavallo inalberato che oggi è il simbolo della città di Arezzo ma che propriamente fu l’emblema dello Stato aretino, come dire di città e contado.

L’emblema araldico di Porta Crucifera, allora, arricchito dei simboli di Cittadella e Pieve, e di monte con croce dorata, si ricollega all'antico segno araldico del Comune aretino, di cui porta i gloriosi colori.

Comunque, la "riesumazione" della giostra avvenne nel 1931, comportando la rinascita dei quartieri dell’Arezzo medievale e non avendo certezze alcune su quali fossero le loro originarie insegne, si passò ad una vera e propria invenzione, soprattutto in alcuni di essi.

Nella prima giostra fummo contraddistinti dai colori bianco-verde, con tanto di croce di Sant'Andrea a rappresentarci. 
Fortunatamente, con le tante modifiche dell'anno successivo e con il sopperimento del Rione Centro o Porta Burgi, cedemmo al nuovo nato Quartiere di porta Sant'Andrea il loro attuale stemma e i colori, ricevendo il nostro amato bipartito rosso-verde con al centro la Pieve e due torri oro (questa visione riprende in modo assai più sintetico la visione di Arezzo nel medioevo ideata da Ascanio Aretini nel 1927 per il Quartus Sanctae Plebis).

All'araldica già esistente vennero aggiunti tre colli sormontati dalla croce, d'oro anch'essi, ripresi da uno stemma presente nell'angolo esterno della chiesa di Santa Croce prima del suo bombardamento. 
La nostra insegna è detta anche “parlante”, perché riferita sia alla posizione elevata, sia al colle sormontato dalla croce, detto “crucifero”.

Dal 1932 gli emblemi dei quattro quartieri sono rimasti gli stessi, ma a differenza degli altri, nel 1962 arrivò in Colcitrone una lettera col marchio dei Savoia, che tutt'ora ci permette di esporre la “corona reale”, d’oro, in testa allo scudo e il “nodo sabaudo”, d’azzurro, in punta.

Questo attaccamento della real Casa verso il nostro quartiere deve essere probabilmente ricollegato alla Giostra del 1938, che vide come ospite il Re Umberto I e la moglie, i quali salutarono il popolo affacciandosi dalla finestra di palazzo Cavallo, finestra abbellita dal nostro arazzo e leggenda vuole che, grazie a questo fatto, la lancia arrivò in palazzo Alberti.


L'araldica

L'araldica è la scienza del blasone, cioè lo studio degli stemmi (detti anche armi). In altre parole è quel settore del sapere che ha lo scopo di individuare, riconoscere, descrivere e catalogare gli elementi grafici utilizzati, nel loro insieme, per identificare in modo certo una persona, una famiglia, un gruppo di persone o una istituzione.

Per chiarire meglio il concetto basti pensare, nel primo caso, alle discussioni sorte al momento della definizione delle esatte tonalità di colore della bandiera italiana, mentre in araldica il termine "verde" indica genericamente qualunque tono di colore che rientri nella definizione di "verde", escludendo quindi il "verde oliva" o il "verde marcio".

L'araldica vuole dare la possibilità a qualunque disegnatore, quale che sia il suo stile o l'epoca e il luogo in cui vive, di produrre un oggetto grafico – il cosiddetto "stemma" – che contenga tutte le informazioni essenziali per corrispondere senza alcun errore alla stringata descrizione dello stemma – definita "blasone". Se il disegno è stato fatto secondo le regole araldiche, chiunque conosca tali regole è in grado di ricostruire la esatta descrizione semplicemente guardando il disegno.

L'araldica si è sviluppata nel Medio Evo in tutta l'Europa come un sistema coerente di identificazione non solo delle persone, ma anche delle linee di discendenza (in quanto il blasone poteva essere trasmesso in eredità ed esprimere il grado di parentela), il che la rende malgrado tutto un sistema unico nel suo tempo.
Apparsa nel XII secolo ed utilizzata dai membri dell'aristocrazia, si diffuse a poco a poco in tutta la società occidentale.

La creazione dei blasoni benché lasciata all'iniziativa dei loro futuri possessori, si è visto fin dall'inizio, si fornì di regole più o meno stringenti, con lo scopo di rendere l'identificazione efficace: lettura resa facile dall'impiego di colori netti che spiccano gli uni sugli altri, motivi di grande dimensione dai contorni semplificati e facilmente riconoscibili, e soprattutto unicità degli stemmi (spesso non rispettata – per ignoranza più che per volontà di plagio).

Questo desiderio di identità si esprime anche nell'utilizzazione di simboli, ricordi di fatti notevoli o traduzione di tratti caratteristici legati al possessore (armi alludenti), o anche rappresentazione del patronimico, senza esitare davanti all'approssimazione, perfino il gioco di parole (armi parlanti) (cfr. a fianco il «rebus» che costituiscono le armi di La Tour du Pin, comune dell'Isère).

Ma il blasone non è statico e può evolvere in funzione: 
di una alleanza, quando i blasoni degli alleati si riuniscono per formarne uno solo, unione codificata da regole che specificano il tipo di unione (vedi sotto «partizione») ; 
di una eredità, che talvolta impone all'erede una modifica (una brisura) del blasone originale in funzione del grado di parentela; 
di una distinzione onorifica accordata da un signore feudale, che dà ad un vassallo il diritto di aggiungere sul suo blasone un elemento distintivo tratto dal proprio (un aumento) ; 
o anche scomparire ed essere rimpiazzato da un blasone di sostituzione, quando il blasone originale è stato «disonorato» da una azione poco onorevole del suo possessore … o di un antenato del possessore ! (vedere Leone, leone codardo, immaschito vilené etc.).